sabato 12 maggio 2018

PERCHÉ INVESTIRE IN PIR, I PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO?

Nel mondo del risparmio gestito grazie alla legge di bilancio 2017 è nato una nuova modalità di investire i nostri soldi,  molto vantaggiosa per il risparmiatore. Si tratta dei PIR (Piani Individuali di Risparmio), creati come forma di investimento a medio termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese. Ciò che ha decretato il successo di questo investimento non è solo l'assenza della tassazione sui rendimenti, capital gain, sono anche esenti da imposte di successione e sono impignorabili e insequestrabili.


Hai almeno 500 euro all'anno da investire? Allora i PIR fanno per te! 

I PIR, come già succede in altre nazioni come Gran Bretagna, Francia, Usa e Giappone, possono essere sottoscritti solo da persone fisiche, con un limite massimo di investimento di 150.000 euro  per ogni codice fiscale; il versamento annuo può essere al massimo pari a 30.000 euro, ma si può iniziare anche mettendo da parte un minimo di 500 euro all'anno, circa 40 euro al mese. Che permettono di costruirsi una piccola rendita nel tempo, una somma investita che accumula valore.


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IN BREVE
  • I PIR non hanno una durata minima e massima, possono essere anche per tutta la vita. La legge però prevedere un vincolo temporale minimo di 5 anni per offrire agevolazioni fiscali.
  • I PIR offrono un vantaggio fiscale sugli utili: in pratica, non si devono pagare le imposte su capital gain e rendimenti (12,5% sulle cedole e utili relativi a titoli di Stato e 26% su azioni e obbligazioni). Se al termine dei 5 anni dell’investimento non ci saranno utili, ma perdite, il risparmiatore dovrà rispettare le regole generali dei fondi per il credito di imposta.
  • I PIR sono esenti dall’imposta di successione. La cifra può diventare importante nell’asse ereditario di un investitore privato. Ipotizzando un rendimento annuo del 2% su un investimento di 30 mila euro per 5 anni (150mila alla fine del quinquennio) dopo 10 anni, l’utile atteso è di 25.818 euro con un risparmio di 6.713 euro di tasse (pari a circa il 4%) sul capitale versato.
  • I PIR prevedono un investimento minimo di 500 euro e un investimento massimo di 30 mila euro l’anno. Il limite in 5 anni è fissato a 150 mila euro. I versamenti possono essere rateizzati come in un Piano di accumulo (PAC).
Altre regole vengono dettate dalla finanziaria, il gestore dovrà rispettare parametri di diversificazione e temporali per permettere l’esenzione dell’imposta.





I PIR rimangono strumenti in continua evoluzione, la legge di Bilancio 2018, ha aperto anche al settore immobiliare la possibilità investimento, adesso però aspettiamo le direttive dell’ufficio delle Entrate.

Secondo uno studio di Standard & Poor'suno dei meriti che si possono certamente attribuire ai PIR è aver aumentato la consapevolezza e la cultura finanziaria negli italiani. Si riporta infatti che in Italia solo 38 adulti su 100 hanno un minimo di competenza in materia finanziaria. Molti meno dei 57 cittadini degli USA e dei 67 della Gran Bretagna. 

Investendo in PIR, gli italiani possono imparare a investire a medio-lungo termine, senza rischiare di perdere tutti i risparmi in pericolosi investimenti mordi e fuggi, che promettono grandi ricavi, ma con forti rischi. 

Inoltre i Pir incentivano l'investimento in un'ottica almeno quinquennale, le imprese ottengono fondi stabili e i risparmiatori si approcciano correttamente agli investimenti in borsa.

FONDI A RENDIMENTO ELEVATO 


Piani Individuali di Risparmio stanno vivendo un momento d'oro. Secondo un report sulla performance dei fondi Pir nel 2017 condotto dagli analisti di Intermonte Advisory e Gestione i fondi a gestione attiva battono alla grande gli Etf.

Per aumentare le possibilità delle PMI, cuore pulsante del sistema produttivo italiano, di accedere agli investimenti accesi tramite PIR, il 30% del primo 70% deve essere investito in strumenti emessi da imprese non incluse nel FTSE Mib. Per evitare che tutti gli investimenti si concentrino in poche imprese, non più del 10% del portafoglio può essere destinato a strumenti emessi dallo stesso emittente. Anche grazie all’esenzione fiscale promessa, nel 2017 sono stati raccolti quasi 11 miliardi di euro, oltre le più rosee aspettative e i fondi di questa tipologia hanno registrato anche performance in media del 30% (fonte Il Sole 24  Ore).


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Nel prossimo articolo parleremo di TFR: attendiamo le vostre domande
MEGLIO LASCIARE IL TFR IN AZIENDA O ADERIRE A UN FONDO PENSIONE?

6 commenti:

Luciano Sparea ha detto...

QUal è il livello di commissioni accettabile per un PIR? Quali spese vanno tenute sotto controllo?
grazie

Stefano Favaretto ha detto...

Ottimo articolo, molto chiaro, complimenti. Ho solo una domanda, bisogna attendere 5 anni prima che si ottengano benefici fiscali?

Gaz ha detto...

Ma a chi ci si deve rivolgere per accedere ai Pir?

Stefy ha detto...

Ho letto da qualche parte (non ricordo dove) che i Pir sono impignorabili.
E' sempre vero?

Aldo ha detto...

Quali sono i migliori fondi Pir?

Rick ha detto...

Ancora complimenti, vi seguo da tempo...
Vi scrivo in privato per chiedervi una domanda un po' personale sui piani di risparmio.