Gravità Zero è un blog di divulgazione scientifica che cerca di spiegare la scienza in maniera chiara, semplice e divertente.
Gravità Zero è strutturato come un corporate blog: un vero e proprio kit di sopravvivenza, un valido strumento che cerca di eliminare quella distanza tra chi fa ricerca e il grande pubblico.
Articoli di approfondimento sulle questioni scientifiche più attuali, si alterneranno a news di carattere generale e ad articoli di giochi ricreativi e divertenti. Un blog che solletica l'emisfero sinistro del cervello, senza dimenticarsi di stimolare la parte creativa propria della parte destra.
Un blog che da una parte si rivolge ai ricercatori, agli insegnanti, ai giornalisti e a coloro che svolgono la professione di comunicatore scientifico, che troveranno qui spunti e metodi per "comunicare al meglio le loro ricerche".
Ma anche a giovani e appassionati che troveranno in queste pagine un modo particolare di approfondire la conoscenza del mondo fisico che li circonda sotto un'ottica del tutto innovativa e stimolante.
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Da tempo c'è chi (in TV, sui giornali, sul web) avrebbe piacere di convincerci delle cose più improbabili. Spesso e volentieri quando ci riferiamo al periodo storico conosciuto come Medioevo pensiamo a un epoca lontana di credenze irrazionali e di oscurantismo, dimenticandoci che ancora oggi la gente muore per le false credenze (esoterismo, astrologia, paranormale, medicine alternative, paure immotivate come quelle verso gli OGM, i vaccini, ecc). Perfino il Web pullula di siti che prendono forma su una concezione del sapere, del pensare e della razionalità del tutto superficiali.
E' necessario imparare a difendersi almeno a livello intellettuale e conoscere le strategie messe in atto dai comunicatori più abili (sia in ambito politico e che a livello sociale o scientifico). Eviteremo di cadere facilmente in inganno.
Da tempo su questo blog diamo consigli pratici sull'atteggiamento critico con cui devono essere lette le notizie scientifiche presenti sui principali quotidiani o riviste generaliste.
Il compianto grande astronomo di fama internazionale ed eccellente divulgatore scientifico Carl Sagan ha dedicato tutta la vita per diffondere il pensiero critico e fornire gli strumenti più efficaci che ci possano difendere dalle cosiddette bufale giornalistiche, dalle false credenze, dalle ideologie che poggiano su dati inconsistenti: notizie apparentemente camuffate da affermazioni scientifiche che di scientifico hanno ben poco.
Il seguenti passaggi offrono una idea di quanto lo stesso Sagan definì "baloney detecion kit" (armamentario per l'identificazione degli inganni) che qui riproponiamo in una versione sintetica.
Ogni volta che ti è possibile cerca una conferma indipendente dei fatti
Incoraggia una discussione delle prove da parte di persone autorevoli da tutti i punti di vista
Le argomentazioni fondate sull'autorità hanno scarso peso: in passato le "autorità" hanno commesso errori, e altri ne commetteranno in futuro. Un altro modo di esprimere il concetto è che nella scienza non esistono autorità: al massimo esperti.
E' bene formulare più di una ipotesi. Se qualcosa deve essere spiegata, provata a pensare a modi diversi con cui la si potrebbe spiegare.
Cerca di non affezionarti troppo a una ipotesi solo perché è la tua. Prova a chiederti perché quella idea ti piace tanto e confrontala senza barare con altre possibilità.
Prova a cercare ragioni per rifiutare la tua ipotesi. Se non lo fai tu lo faranno altri.
Quantifica. Ciò che è vago e qualitativo è aperto a molte spiegazioni. Cerca di associare la spiegazione a qualche unità di misura: sarai in gradi di discriminare tra ipotesi contrastanti.
Se c'è una catena di ragionamento, devono funzionare tutti gli anelli della catena (compresa la premessa) e non solo la maggior parte.
Rasoio di Occam. Questa utile regola empirica ci ricorda che tra due ipotesi che spiegano i dati ugualmente bene, è meglio scegliere la più semplice.
Ci si deve chiedere se, almeno in linea di principio, l'ipotesi possa essere falsificata. Le ipotesi che non possono essere verificate dall'esperienza e possono essere falsificate non valgono molto.
L'esperimento deve essere fatto con il doppio cieco.
[...]
Il linguaggio naturale, prosegue Sagan, è spesso utilizzato per ricondurre il ragionamento a vantaggio di una o l'altra parte. Questi "trucchi" semantici (molto utilizzati ad esempio dai nostri politici) vengono utilizzati nell'arte della manipolazione mentale
Trucchi verbali per convincere che si dividono in:
PARALOGISMI FORMALI
L'inconsistenza
Affermazione del conseguente
Negazione dell'antecedente
PARALOGISMI INFORMALI
Il falso dilemma (o falsa dicotomia)
La generalizzazione affrettata
La falsa pista
L'argomentum ad hominem
L'appello all'autorità
la petizione di principio (petitio prencipii)
Ad populum
Il paralogismo di composizione e paralogismo di divisione
L'appello all'ignoranza (o argomento ad ignorantiam)
Il "pendio scivoloso"
la cortina di fumo
L'uomo di paglia
L'appello alla pietà (o argumentum ad misericordiam)
L'appello alla paura
La falsa analogia
La soppressione dei dati pertinenti
Non c'è nulla di complesso da capire, e una persona dotata di intelligenza nella media non ha difficoltà ad apprendere come funzionano questi strumenti mentali: molti politici o esperti di marketing (per esempio nelle pubblicità) utilizzano questi metodi per convincere le masse.
Siccome ognuno di questi argomenti merita una piccola trattazione, con esempi pratici di come le notizie vengono diffuse per ingannare il lettore o l'uditore, ne parleremo più diffusamente nei prossimi post di questo blog, iniziando proprio dai paralogismi formali.
Il premio Nobel per la fisica Erwin Schrödinger è conosciuto più per il suo gatto, che per l'equazione che porta il suo nome.
La particolarità del gatto di Schrödinger è che... in realtà questo gatto non è mai esistito!
Parliamo infatti di un esperimento mentale, in cui un gatto è il primo protagonista. Un gatto che come lo Stregatto di "Alice nel paese delle meraviglie" è talmente famoso da essere ricordato in numerosi romanzi, film e telefilm tra i più amati dal pubblico: da Lost a Sliding Doors, da The Big Bang Theory a Flash Forward.
Qui il personaggio Simon Campos (interpretato dall'attore Dominic Monaghan) spiega in maniera un po' grossolana ma altamente drammatica questo esperimento che però Schrödinger raccontò in maniera leggermente diversa: vediamo come.
Chiudiamo un gatto in una scatola insieme a una sostanza debolmente radioattiva e a un dispositivo che può rilasciare un gas tossico da una fiala, tanto da poterlo uccidere. Il dispositivo è formato da un contatore Geiger che misura il decadimento della sostanza radioattiva. Ogni ora al massimo osserviamo il decadimento di un solo atomo di una sostanza, che può avvenire oppure no, non possiamo prevedere quando.
Se però il decadimento accade, allora il contatore lo rileva e aziona un meccanismo che rompe la fiala con il gas velenoso.
La domanda che ci poniamo è: quando apriremo la scatola cosa troveremo? Un attimo prima dell'apertura, lo stato che descrive il sistema totale della stanza (atomo, più fiala, più gatto) sarà con probabilità del 50% nella configurazione in cui l'atomo non è decaduto, la fiala di veleno è intatta e il gatto è illeso. Ma con altrettanta probabilità il fisico si troverà davanti l'atomo decaduto, il veleno liberato e il gatto morto.
Si dice allora che il gatto si trova in una "sovrapposizione di stati", correlato alla sovrapposizione degli stati dell'atomo in decadimento.
La metafora del gatto di Schrödinger offre un'immagine visiva di uno dei principi basilari della meccanica quantistica forse meno rigorosa di quanto si riesca a fare correttamente con la sua funzione d'onda, ma sicuramente molto più efficace.
Proprio perché il comportamento atomico è così diverso dalla comune esperienza, è assai difficile abituarvisi, ed esso appare strano e misterioso a chiunque, sia al principiante che al fisico ormai sperimentato. [1]
Ma questa metafora ha anche il sottile scopo di dimostrare che quella che era l'interpretazione classica della meccanica quantistica (chiamata anche interpretazione di Copenaghen) risulta essere incompleta quando deve descrivere sistemi fisici in cui il livello subatomico interagisce con il livello macroscopico.
A livello cosmologico e ontologico questo concetto ha una serie di implicazioni enormi, che nel telefilm The Big Bang Theory viene espresso con un simpatica parodia.
La vicina Penny chiede a Sheldon Cooper (Ph.D. in fisica e aspirante Premio Nobel) un consiglio sulla proposta di uscita amorosa fatta dal collega Leonard Hofstadter. Sheldon le risponde illustrandole la metafora del gatto di Schrödinger.
Quello del gatto di Schrödinger, spiega Sheldon a Penny, è un celebre esperimento concettuale per illustrare le difficoltà teoriche del processo di misurazione in meccanica quantistica: ciò che, abbiamo già detto, viene anche chiamato principio di sovrapposizione.
E l'osservazione del fenomeno produce una influenza nel fenomeno stesso.
Un sistema quantistico può dunque esistere in tutti gli stati permessi, ognuno con una certa probabilità. Un elettrone, per esempio, può avere spin 1/2 o -1/2 e la sua funzione d'onda conterrà entrambi i contributi. Ma dopo che l'elettrone avrà interagito con un sistema di misura, il suo stato di spin sarà solo 1/2 o solo -1/2. Così, in generale, lo stato di un sistema quantistico è una sovrapposizione di tutti gli stati possibili.
La finzione cinematografica ha giocato parecchio sulla possibilità di scelta tra due stati sovrapponibili. E' il caso di Sliding Doors, film del 1998 in cui la vita dell'attrice Gwyneth Paltrow si divide in due dimensioni parallele (ipotesi del multiverso).
Però le ipotesi cinematografiche sono e rimangono pure invenzioni fantastiche. Ciò che per la meccanica quantistica accade nel mondo delle particelle subatomiche, infatti, non è da noi osservabile nel mondo macroscopico (come gli oggetti o le persone).
Ma se nell'universo quantistico le particelle non possono essere definite nella loro posizione spaziale e nel moto, nel senso che possono trovarsi in due o più punti dello spazio contemporaneamente, e essere dotati di più livelli di energia, ne consegue che ciò che è paradossale per gli oggetti macroscopici non lo è dunque per gli oggetti microscopici. L'indeterminismo dello stato discende, in ultima analisi, dal principio di indeterminazione di Heisenberg, ripreso in questa sequenza nel bellissimo film dei fratelli Cohen "A Serious Man", e drammaticamente espresso dal professore di fisica Larry Gopnik.
Ricordiamo brevemente che il principio di indeterminazione di Heisenberg afferma che non è possibile effettuare con precisione arbitraria la misurazione contemporanea di variabili fisicamente coniugate come quantità di moto e posizione di una particella oppure energia e tempo. [2]
In generale, qualunque coppia di grandezze osservabili generiche, che non siano nella relazione di essere compatibili, non si potranno misurare simultaneamente, se non a prezzo di indeterminazioni l'una tanto più grande quant'è più piccola l'altra. In questi termini, il mondo del determinismo causale dovrebbe cedere il passo a quello dell'indeterminismo e del caso. Infatti, l'impossibilità di misurare con precisione simultaneamente due grandezze, salvo che siano compatibili, equivale all'impossibilità di verificare il nesso causale fra due generiche quantità.
Un principio rimarcato in maniera molto efficace nel celebre film "Benjamin Button" con Brad Pitt e Cate Blanchett, che ruota proprio sull'importanza per il nostro futuro imprevedibile di ogni singolo momento e delle coincidenze precedenti.
La meccanica quantistica è stata senza alcun dubbio una delle maggiori conquiste del XX secolo, e ha permesso di illustrare fenomeni macroscopici che erano inspiegabili nel secolo precedente, come l'esistenza delle linee spettrali, le forme e i colori dei materiali, le transizioni di fase solido, liquido, gassoso il ferromagnetismo e persino alcune questioni aperte della biologia.
Nel XX secolo la meccanica quantistica ha inoltre permesso di dare un senso a fenomeni come i cristalli liquidi, la superconduttività e la superfluidità, il comportamento dei laser e il teletrasporto quantistico.
Ma come abbiamo visto non possiamo applicare le regole della meccanica quantistica al nostro mondo macroscopico, per il quale le leggi fisiche di Newton continuano ad avere la loro validità. Un concetto che ha prodotto una rivoluzione nella nostra rappresentazione del mondo fisico reale molto più grande persino di quella provocata dallo spazio curvo della relatività generale di Einstein.
Tanto che molti fisici sono arrivati ad affermare che la meccanica quantistica non ci fornisca affatto una rappresentazione della "realtà", ma un formalismo matematico.
Un formalismo che non ci dice nulla riguardo un'effettiva realtà quantistica del mondo, ma ci consente soltanto di computare probabilità e realtà alternative che potrebbero avvenire. [3] Una riflessione ontologica tuttora aperta che rende particolarmente affascinante questo settore della fisica.
[1] The Feynman Lectures on Physics . Vol 3 - 1989 Addison Wesley Longman
[2] Massimo Auci, Oltre la frontiera quantistica - Una storia appassionante [3] Roger Penrose. La strada che porta alla realtà - le leggi fondamentali dell'universo - 2005 BUR
Provate a chiedete ad alcune persone di elencarvi i nomi di scienziate italiane famose per le loro scoperte. Vi accorgerete che, tranne rare eccezioni, la maggiorparte non andrà oltre i soliti 2-3 nomi noti: Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack e forse Maria Montessori.
Se poi estendessimo la domanda alle donne straniere che si sono distinte nei secoli qualcuno ricorderà Marie Curie (vincitrice di due premi Nobel) e forse Ipazia (complice un recente film biografico).
Un po' poco non vi sembra? Considerando soprattutto i grandi contributi portati da persone come il premio Nobel Barbara McClintock, o le matematiche Maria Gaetana Agnesi, Emmy Noether e Sophie Germain, o come Rosa Luxemburg, la cui fama politica tende a oscurare l'importanza dei suoi scritti economici.
E si, perché proprio di questo dobbiamo parlare: l’emarginazione delle donne in tutti i campi della conoscenza ma soprattutto in quello scientifico e tecnologico risale a tempi molto antichi e poi è proseguita fino quasi ai giorni nostri.
Eppure nonostante la difficoltà con cui le donne potevano avere accesso al sapere scientifico in passato non ha impedito loro di conseguire grandi traguardi.
Un libro, appena uscito in una nuova edizione e scritto a due mani da Sara Sesti e Liliana Moro, cerca di colmare questa lacuna culturale, purtroppo presente nel nostro Paese e nella nostra scuola.
E per esempio ci illustra le biografie delle sedici donne che dal 1901 (anno della sua costituzione) ad oggi hanno vinto il premio Nobel nelle discipline scientifiche: la già nominata Marie Curie-Sklodowska (nel 1903 per la fisica insieme con il marito Pierre e con Henry Becquerel e nel 1911 per la chimica), sua figlia Irene Joliot-Curie (nel 1935 per la chimica insieme con il marito Frédéric), Gerty Cori-Radnitz (nel 1947 per la medicina o fisiologia), Maria Goeppert-Mayer (nel 1963 per la fisica), Dorothy Crowfoot Hodgkin (nel 1964 per la chimica), Rosalyn Sussman Yalow (nel 1977 per la medicina o fisiologia), Barbara McClintock (nel 1983 per la medicina o fisiologia), Rita Levi-Montalcini (nel 1986 per la medicina o fisiologia), Gertrude Elion (nel 1988 per la medicina o fisiologia) e Cristiane Nüsselein-Volhard (nel 1995 per la medicina o fisiologia), Linda Buck (2004 per la medicina), Francoise Barré-Sinoussi (nel 2008 per la medicina insieme a Luca Montagnier).
La nuova edizione è aggiornata con le biografie delle quattro scienziate che hanno ottenuto il premio Nobel nel 2009: Elizabeth Blackburn-Sedat e Carol Greider che hanno lavorato insieme e insieme l'hanno ricevuto per la medicina; la biochimica Ada Yonath, la prima a portare il premio in Israele e Elinor Ostrom, la prima donna insignita del Nobel per l'economia.
Ma nel libro troverete anche molti casi di mancato riconoscimento ufficiale del lavoro delle donne scienziato.
Tra i più clamorosi c'è quello di Jocelyn Bell, scopritrice delle pulsar, giovane ricercatrice il cui Premio Nobel fu letteralmente "scippato" al suo capo, il professore Antony Hewish, direttore del dipartimento di astrofisica dell’Università di Cambridge in Inghilterra.
Oppure quello Rosalind Franklin, scopritrice del DNA. Watson, Crick e Wilkins furono insigniti del premio Nobel. Rosalind Franklin non c’era più, poiché morì di cancro alle ovaie nel 1958 all’età di 38 anni, avendo molto probabilmente contratto il male a causa delle radiazioni cui si era esposta nel suo lavoro. Il suo contributo sperimentale alla teoria di Watson e Crick sulla struttura del DNA è stato spesso sottovalutato dai colleghi, mostrando quali difficoltà debbano affrontare le donne che scelgono di dedicarsi a una carriera scientifica.
Il libro dedica un ampio spazio, ovviamente, alle scienziate italiane, da Laura Bassi - prima italiana a ottenere una cattedra universitaria nella Bologna del Settecento - a Rita Levi-Montalcini. Ma soprattutto alle tante che hanno visto il proprio lavoro ignorato e sminuito a favore degli uomini che avevano accanto: da Sophie Brahe (sorella dell'astronomo Tycho) a Gabrielle du Chátelet (compagna di Voltaire), a Marie Paulze Lavoisier (moglie e collaboratrice del noto chimico) e Ada Byron, collaboratrice di Charles Babbage e programmatrice ante litteram.
Dalle varie edizioni di questo libro sono state tratte le biografie della mostra Nobel Negati alle Donne di Scienza e il libro per adolescenti "Le tue antenate" di Rita Levi Montalcini con Giuseppina Tripodi.
Un libro, quello di Sara Testi e Liliana Moro, che non dovrebbe mancare nella biblioteca di qualsiasi persona intellettualmente curiosa e interessata a conoscere il grande contributo che queste donne, spesso dimenticate dalla storia, hanno lasciato all'intera umanità.
Sara Sesti, Liliana Moro
Scienziate nel tempo. 70 biografie Edizioni LUD, Milano marzo 2010 pag. 216
In copertina: l'immagine che ritrae Hedy Lamarr, attrice e inventrice, è tratta dalla home page del sito della associazione Donne e Scienza (www.donnescienza.it) di cui le autrici fanno parte.
La Reggia di Venariarende omaggio alle origini del cinema con la mostra "Le Macchine della Meraviglia. Lanterne magiche e film dipinto, 400 anni di cinema", che apre al pubblico domani fino al 7 novembre.
Grazie al lavoro del presidente della Cine'matheque francaise Serge Toubiana, del presidente del Museo del Cinema Alessandro Casazza, del direttore del consorzio di valorizzazione culturale La Venaria Reale Alberto Vanelli e dei curatori della mostra Laurent Cannoni e Donata Pesenti Compagnoni, è stato possibile ieri per noi di Gravità Zero percorrere le diverse stanze che compongono una mostra tematica sulle lanterne magiche e sui loro legami con il cinema, dal muto all'avanguardia, e con le esperienze legate all'arte contemporanea.
La Reggia di Venaria con i suoi giardini
E'' stata proprio la dr.ssa Donata Pesenti Campagnoni ad accompagnarci nelle sale della mostra, con grande presenza e competenza, illustrando quelli che erano considerati fenomeni strabilianti per i nostri avi, con la differenza che non tutti allora potevano permettersi di assistere a questi spettacoli: erano strumenti rari e costosi, che solo ricche famiglie potevano possedere.
Coprodotta insieme al Museo Nazionale del Cinema e alla Cinémathèque française, la mostra ci ha mostrato le più belle collezioni di vetri dipinti usati dai progenitori del cinema per proiettare immagini in movimento con un dispositivo che ancora oggi affascina anche i cineasti più esperti: la lanterna magica.
Non solo la vita quotidiana, i viaggi, gli spettacoli, la religione, le leggende, l'arte ma anche la divulgazione scientifica illustrate in dieci aree che presentano parte della collezione degli oltre otto mila vetri del Settecento e dell'Ottocento, accanto a film di illustri cineasti (da Me'lie's a Fellini) e a installazioni di importanti artisti d'oggi (Saul Bass ha ripensato con un'installazione video l'idea del cromatropio, Bill Viola con un trittico video ha ripreso il lavoro di Le Burn).
SCIENZA E INSEGNAMENTO
Si legge in uno degli allestimenti che:
Mentre tutti gli ambulanti diffondono la lanterna magica per le strade e le piazze di tutta Europa, alcuni illustri scienziati tentano di riportare sulla retta via questa macchina ottica indisciplinata e destinata, secondo la loro concezione, a scopi puramente scientifici, tutt'al più pratici. La "lanterna megalografica" è così utilizzata per proiettare "animaletti piccolissimi" (e vivi) o per mostrare l'ora di notte. Durante gli anni dell'illuminismo, entra nei Gabinetti di Fisica e nelle aule per attrarre gli studenti con il suo insegnamento quasi ipnotico. Ma è soprattutto nell'Ottocento positivista che la lanterna magica si afferma come macchina in grado di "istruire divertendo e divertire istruendo", in risposta a un esigenza della società dell'epoca che accoglie con entusiasmo le "conferenze leggermente istruttive ma comunque sempre divertenti" proposte da prestigiose istituzioni come la Royal Polytechnic di Londra. Si tratta qualsiasi tema: la storia, la geologia, il mondo animale e vegetale, la botanica. Ma l'astronomia sembra avere il ruolo centrale: le immagini con eclissi di Sole e di Luna, movimento dei pianeti, costellazioni e asteroidi popolano le proiezioni luminose e diffondono la conoscenza dei corpi celesti.
Immaginary View of th Earth as Seen from the Moon, vetro dipinto a mano, Londra, Carpenter e Westley, 1849
Il catalogo edito da Il Castoro ha la prefazione di Francis Ford Coppola, appassionato collezionista di lanterne magiche
Già allestita con successo a Parigi negli scorsi mesi - ma in forma diversa e in gran parte con altri materiali - presenta in un suggestivo allestimento in quindici stanze più di 600 opere, la metà delle quali provenienti dalle raccolte della Mole Antonelliana.
La lanterna magica - inventata alla metà del Seicento, probabilmente dell'astronomo olandese Christian Huygens - si diffuse rapidamente nei secoli successivi. Oggi testimonia la nascita della moderna visione, fu infatti antesignana nel campo dell'ottica, degli effetti speciali, delle sovrimpressioni. Un'arte che permette forse per la prima volta di rendere visibili, "mettere in luce" i fantasmi interiori.
Lo fa nel vero senso della parola quando, a fine Settecento, nasce la "fantasmagoria", con la proiezione sulle pareti appunto di fantasmi, di morti e diavoli. A volte i fantasmi erano erotici, ecco allora, e siamo nel 1830, una vera e propria lezione di arte amatoria, in una stampa pieghevole "a soggetto pornografico".
Non è un caso che la lanterna magica e le sue proiezioni abbiano influenzato il cinema muto e delle origini - dai fratelli Lumiére, a Meliès, Zecca e Segundo de Chomon - per affascinare poi registi come Truffaut, Bergman e Fellini. In mostra non mancano i collegamenti con il cinema sperimentale e con artisti contemporanei che si sono ispirati a quelle immagini, da Antony McCall a Ugo Nespolo, da Norman McLaren a Bill Viola.
Una mostra insomma godibile e intrigante, che prevede spettacoli e animazioni, visite guidate e laboratori.
LE MACCHINE DELLA MERAVIGLIA.
LANTERNE MAGICHE E FILM DIPINTO, 400 ANNI DI CINEMA
Le Sale delle Arti, Piani Alti della Reggia, Venaria Reale 22 luglio - 7 novembre 2010 A cura di Laurent Mannoni e Donata Pesenti Campagnoni Una produzione La Venaria Reale, Museo Nazionale del Cinema e Cinémathèque française
Partenza in grande stile per 1º festival marsicano dell'astronomia “Il Cielo di Argoli 2010" : ospiti d'eccezione l'astronauta Buzz Aldrin (l’uomo che, insieme a Neil Alden Armstrong, mise per la prima volta piede sul nostro satellite) e il giornalista Tito Stagno. Un evento che ieri sera, sabato 17 Luglio alle 17:00 ha riempito i 400 posti del Multisala ASTRA con Il racconto della più grande avventura intrapresa dall’uomo, narrata da uno dei tre uomini che ne presero parte.
L’ospite d’onore de “Il Cielo di Argoli 2010" ha raccontato in prima persona questa grande avventura.
Presente con lui il giornalista Tito Stagno, che raccontò agli Italiani in diretta TV l’evento di quel 20 Luglio 1969.
Perché questo nome, Argoli? Andrea Argoli è stato un grande matematico, medico e astronomo nato a Tagliacozzo che ricoprì nel XVII secolo - per ben 25 anni- la cattedra di Matematica all’Università di Padova.
LA CULTURA E LA STORIA DELLA SCIENZA SEMPRE PIU' ASSENTI NEI GIORNALI ITALIANI
La stampa italiana? Tace. Ne parla solo la testata "il Centro" di Pescara e il Blog di Paolo Attivissimo. Attivissimo è anche uno dei relatori dell'evento, e oggi intratterrà il pubblico sui complotti lunari, in una sessione dal titolo: “Parlando della Luna", Luna? si ci siamo andati. Le risposte ai dubbi più frequenti sugli sbarchi lunari, pubblicherà nei prossimi giorni un ampio resoconto dell'evento. Dunque rimanete collegati al suo blog attivissimo.blogspot.com
Del resto, se abbiamo lanciato il gioco "trova la bufala e vinci" il motivo è sensibilizzare l'opinione pubblica su questo problema: non so voi, ma se io spendo soldi per l'acquisto di un giornale, pretendo un servizio veritiero e documentato. Pretendo che il giornalista prima di scrivere si documenti, che consulti le fonti. Non che mi propini notizie farlocche. Altrimenti finirà che Giacobbo diventerà più attendibile dei giornali e dei TG!
Carlo Ferri, su Gravedad Cero, blog scientifico con sedi di redazione a Barcellona e Madrid, pubblica un pezzo sulla partecipazione di Gravità Zero all'ESOF dove si è parlato di comunicare la scienza attraverso i blog.
Scrive Carlo Ferri:
En estos días, Turín está siendo el escenario de la tercera edición del EuroScience Open Forum (ESOF), evento internacional dedicado a la innovación y la investigación científica. Después de Barcelona que acogió la iniciativa en 2008, este año ha sido elegida la ciudad norteña de Italia como la ciudad encargada de albergar el ESOF 2010, en el que Gravedad Cero ha vivdo su pequeño momento de gloria.
El ESOF es también un punto de encuentro internacional entre científicos de todas las disciplinas, gente de negocios, políticos, comunicadores científicos y público en general para debatir la actual situación de la investigación y el papel dela ciencia en la sociedad actual.
"Invitado a participar en la sesión “Showcase: A trip in Torino Valley”, nuestro colaborador italiano de Gravità Zero, Claudio Pasqua, ha tenido la posibilidad de dar una charla que llevaba por título “Why is Science Blogging Important?”. Durante su ponencia Claudio habló de la importancia de los blogs científicos y de experimentos de divulgación científica como el Carnaval de la Física, evento de la blogosfera promovido precisamente por nosotros y por nuestros homónimos italianos".
Para ver la presentación en PowerPoint de Claudio, clicar aquí.
Carlo Ferri sta ultimando un dottorato in Fisica presso l'Institut de Ciències de l'Espai(CSIC-IEEC) di Barcellona, in Spagna. Si occupa di astrofisica delle alte energie e in particolare del trattamento dei dati dell'XMM-Newton dell'ESA per lo studio di novae in fase di post-esplosione e di variabili cataclismiche.
Scrive per Tuttoscienze, El Pais e Il Sole 24 Ore.
Su ESOF 2010, l'EuroScience Open Forum svoltosi a Torino dal 2 al 7 luglio, Gravità Zero ha pubblicato:
All'ESOF (EuroScience Open Forum) di Torino abbiamo incontrato Paolo Nespoli, astronauta italiano. Durante la sua carriera ha preso parte alla missione dal 23 ottobre al 7 novembre 2007 come specialista di missione a bordo dello Space Shuttle Discovery per il volo STS-120 verso la Stazione Spaziale Internazionale. E' attualmente in preparazione una nuova missione. Vediamo qui una parte dell'intervista svolta per Gravità Zero da Pietro Gentile e Claudio Pasqua.
Quinta giornata all'ESOF 2010 - EuroScience Open Forum di Torino. Passeggiando in sala stampa si fanno interessanti incontri. Ecco Paolo Nespoli, astronauta italiano, che tra poco intervisteremo.
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La sala stampa in piena attività: chi direbbe che è all'interno dell'ex polo industriale automobilistico del Lingotto di Torino?
Questa la presentazione che mi attende tra poco all'ESOF, l'EuroScience Open Forum che si sta svolgendo a Torino.
Alla sessione Showcase: A trip in Torino Valley, parlerò dell'importanza dei blog scientifici, di esperimenti di divulgazione scientifica come il Carnevale della Fisica, e di come fare parte di un blog scientifico alimenti le possibilità di dialogo e di partnership con realtà scientifiche ed enti di ricerca europei, alimentando così la rete di contatti che sono fondamentali e competitivi per ogni professionista e per il mondo dell'impresa che punta all'innovazione.
Chi lo avrebbe detto! Eravamo tutti là in prima fila oggi, chi scrive con l'amico Massimo Auci e insieme ad altri fisici dai nomi noti, alle 15.45 al Lingotto di Torino, mentre Reno Mandolesi, direttore dell’INAF-IASF Bologna e responsabile dello strumento LFI a bordo di Planck, nel corso di una conferenza di ESOF2010 dedicata all’origine dell’Universodispiegava i segreti dell'Universo primordiale:
"Vogliamo capire se il campo di energia che ha creato dopo il Big Bang l’inflazione, cioè quell’espansione durante la quale sarebbero nate le particelle atomiche elementari tra cui il famoso bosone di Higgs, da cui dipende la massa delle altre particelle e dunque delle cose. Di sicuro, ciò permetterà scoperte inaspettate addentrandoci bene nelle profondità. Infine preciseremo uno dei grandi misteri cosmici, cioè l’esistenza dell’energia oscura che costituisce il 73% dell’Universo. Non riusciremo a identificarne la natura ma saremo in grado di valutare la sua presenza e i suoi effetti di accelerazione come mai era stato possibile prima"
La Sala 500 al Lingotto di Torino, sede dell'ESOF 2010
La radiazione di fondo a microonde (CMB), o radiazione fossile, ci offre la più antica immagine possibile dell’Universo: appena 380mila anni dopo il Big Bang. Un’immagine che, nella mappa di Planck, appare in gran parte avvolta nella foschia introdotta dalle sorgenti diffuse della Via Lattea, polvere e gas interstellare innanzi tutto.
Un’immagine nascosta nella nebbia, dunque, come spiega Jan Tauber, project scientist di Planck: «La struttura granulare della CMB si può distinguere nettamente nelle regioni ad alta latitudine della mappa, là dove l’emissione locale è più debole. Scendendo a latitudini più basse, invece, una grande porzione di cielo è dominata dal contributo della Via Lattea, che risplende con vigore sul piano galattico e si estende, seppur con minore intensità, anche al di sopra e al di sotto di esso».
Ma proprio come talora avviene con alcuni capolavori, celati per secoli sotto ad altri dipinti e in seguito restituiti al loro originale splendore dalla tecnologia e dalla paziente opera dei restauratori, anche la mappa dell’Universo primordiale è prossima a emergere nella sua interezza. Nel caso della mappa di Planck, la separazione delle due componenti—il fondo cosmico da una parte e le sorgenti galattiche dall’altra—è affidata a complessi software di analisi ed elaborazione delle immagini, sviluppati ad hoc dagli scienziati del team di Planck. Algoritmi resi possibili grazie alla risoluzione e alla sensibilità senza precedenti dei dati raccolti dal satellite, e in particolare grazie alla disponibilità di ben nove canali a diverse lunghezze d’onda. Proprio questo ampio spettro di frequenze—dai 30 agli 857 GHz—permette di «sollevare il dipinto» più recente (il contributo galattico, preziosissimo per gli astrofisici) senza danneggiare quello sottostante (il fondo cosmico, sul quale i cosmologi non vedono l’ora di mettere le mani). Ottenendo così due «tele» indipendenti ed entrambe di valore inestimabile.
«La CMB, che riusciamo a intravedere dietro il velo di foschia della galassia, è la prima luce dell’Universo. Giunge a noi direttamente dalla sua infanzia, dopo aver viaggiato per circa 14 miliardi di anni. Le sue strutture granulari, le anisotropie, ci raccontano di una fase primordiale chiamata inflazione cosmica, che ebbe luogo una frazione di secondo dopo il Big Bang.
Foto: Reno Mandolesi, mentre illustra gli ultimi risultati delle ricerche sull'evoluzione dell'Universo
Durante l’inflazione, il volume dell’Universo si è espanso improvvisamente di oltre 40 ordini di grandezza (dunque, non di 40 volte, bensì di un numero di volte inconcepibilmente grande: un 1 seguito da 40 zeri), “stirando” le fluttuazioni quantistiche e “traghettandole” dal regno microscopico a quello macroscopico. Quelle fluttuazioni sono esattamente ciò che vediamo nella mappa di Planck. La CMB, dunque, ci parla della fisica dei primissimi istanti dell’Universo, e di energie migliaia di miliardi di volte superiori a quelle che possono essere raggiunte dagli attuali acceleratori di particelle, come LHC. A innescare l’espansione inflazionistica è stata una “particella misteriosa”, l’inflaton: stando a numerose teorie, l’inflaton può essere collegata al meccanismo di Higgs e al relativo bosone, la cosiddetta “particella di Dio”, responsabile della creazione della materia così come la conosciamo. Credo che arrivare a esplorare i fondamenti della materia attraverso un esperimento di astrofisica, come sta facendo Planck, sia un risultato straordinario del pensiero umano», conclude Mandolesi.
Due nuovi asteroidi porteranno il nome rispettivamente della Città di Torino, dove in questi giorni di luglio si sta svolgendo l'ESOF 2010 (che l'ha fatta diventare capitale europea della scienza), e di Levi-Montalcini, in omaggio alla nostra più celebre scienziata.
La dedica di questi due asteroidi è stata proposta dai due astronomi e da Piero Bianucci, giornalista, scrittore scientifico e Presidente del Planetario di Torino. La designazione dell’asteroide 9523 con il nome “Torino” è motivata dal fatto che questa città è stata anche patria di famosi scienziati come Avogadro, Lagrange, Galileo Ferraris e del premio Nobel Levi-Montalcini, oltre a essere la capitale italiana dell’industria aerospaziale e dell’auto.
Torino, in questi giorni di luglio, è diventata capitale europea della scienza. Nell’ambito della cerimonia inaugurale di EuroScience Open Forum (ESOF 2010), che si è tenuta nei giorni scorsi, e al cospetto delle massime autorità dello Stato, della Regione e della Città, Mario Di Martino, astronomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha consegnato l’attestato di nomina dell’asteroide (9523) Torino nelle mani del sindaco della città, Sergio Chiamparino, e dell’asteroide (9722) Levi-Montalcini alla nipote del Premio Nobel, l'Ing. Piera Levi-Montalcini.
Gli attestati, rilasciati dall’Institute for Theoretical Astronomy dell’Accademia delle Scienze Russa, attribuiscono il nome a due asteroidi provvisoriamente denominati 1981 EZ e 1981 EE1. La loro scoperta porta la firma italiana di Giovanni De Sanctis, anche lui astronomo dell’INAF, che, in collaborazione con Henri Debehogne dell’Observatoire Royal de Belgique di Uccle, li scoprì rispettivamente il 5 ed il 4 marzo del 1981, durante una campagna osservativa presso l’Osservatorio Australe Europeo (ESO, La Silla, Cile).
Il nome dell’asteroide 9722 è stato dedicato a Rita Levi-Montalcini per la grande importanza delle sue scoperte nel campo delle neuroscienze, che nel 1986 le valsero il premio Nobel per la Medicina, e per essere promotrice di programmi per l’istruzione delle donne nei paesi sottosviluppati.
Una curiosità che pochi forse conoscono: la città di Torino è già ascesa alla ribalta astronomica nel 1999, durante la conferenza internazionale “Impact”, quando, in onore alla città che ospitò il congresso e come riconoscimento all’attività svolta dal gruppo di Planetologia del locale Osservatorio Astronomico, fu istituita la “Scala Torino”, un metodo di valutazione del pericolo di impatto associato agli oggetti di tipo NEO (Near-Earth object), come asteroidi e comete.
Con sottotitolo "La creatività delle donne come elemento di innovazione e di impresa" si è concluso ieri a Torino il convegno annuale DONNE E SCIENZA durato tre giornate e organizzato dall’Associazione Donne e Scienza (www.donnescienza.it) con la collaborazione di associazioni e ricercatrici piemontesi. Con questo convegno si è voluto riflettere sul contributo, talvolta silenzioso, che le donne danno in molti campi della ricerca scientifica e tecnologica e nell’imprenditoria.
Gravità Zero ha intervistato la Presidente dell'Associazione Donne e Scienza, la dottoressa Flavia Zucco, chiedendole di parlarci degli obiettivi raggiunti e di quelli futuri.
Flavia Zucco è Dirigente di Ricerca presso l’Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare del CNR di Roma. Attualmente studia il differenziamento di cellule intestinali umane in vitro e prosegue le ricerche di tossicologia in vitro su questo modello sperimentale.
Si è laureata in Biologia all’Università di Napoli, nel 1969, con una tesi in genetica dei microrganismi. Dal 1971 è dipendente del Consiglio Nazionale delle Ricerche: da quell’anno fino al 1977, ha lavorato presso l’Istituto di Embriologia Molecolare di Arco Felice (NA), sul differenziamento in vitro del sistema nervoso.
Dal 1988, è attiva nel settore “Donne e scienza” ed è attuale Presidente dell’associazione omonima. Dal 1998 al 2001 ha fatto parte della “Commissione di studio per la valorizzazione della componente femminile nel campo della ricerca scientifica e tecnologica” del CNR. È socia fondatrice della European Platform of Women in Science (EPWS), finanziata dalla Commissione Europea. Nel 2007 è stata nominata componente della “Commissione Salute delle donne” del Ministero della Salute.
Gravità Zero ha chiesto alla dr.ssa Rita Assogna, incontrata a Torino in occasione del Convegno Donne e Scienza, di parlarci dell'importanza del Premio per incentivare la ricerca scientifica di genere, e di parlarci dei progetti futuri dell'associazione.
(*) ITWIIN nasce per aiutare le donne italiane a capitalizzare le proprie idee, creare nuove attività imprenditoriali e business innovativi, attraverso una rete internazionale in grado di favorire lo scambio di informazioni e promuovere contatti e iniziative. L’associazione si propone di supportare le donne nel lavoro e in particolare nella creazione di imprese ad alto contenuto tecnologico; valorizzare economicamente i loro risultati di ricerca; esplorare campi di interazione e iniziative di rete. Tra le sue socie, sono presenti profili scientifici, imprenditoriali (settori high-tech) e della libera professione.
Laureata in Chimica all'Università La Sapienza di Roma, Rita Assogna lavora a Monaco di Baviera all'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) in qualità di consigliera /esaminatrice capo. E' membro di "Donne e scienza", BPWI (International Federation of Business and Professional Women ) e delegata presso "Women for Water". E' fondatrice e Presidente di ITWIIN.
Per informazioni il sito dell'assocazione è: www.itwiin.it
E' partito finalmente l'Euroscience Open Forum - «Esof 2010» - giunto alla quarta edizione e tutti noi piemontesi, da tempo in attesa per questo grande evento europeo e internazionale, siamo ormai in fibrillazione.
Oggi, passeggiando per le vie di Torino, per recarci al Convegno di Donne e Scienza(qui la nostra intervista alla presidente della associazione, la dr.ssa Flavia Zucco) abbiamo visto la città interamente costellata di manifesti, cartelloni e bandiere.
Abbiamo così riflettuto alla capacità e alla bravura di una città come Torino nel vincere la competizione europea che l'ha portata a diventare per 6 giorni la capitale europea della Scienza.
Regione, Provincia e Comune, la Compagnia di San Paolo, la Commissione Europea e molti altri partner hanno reso possibile questo evento, che è la più grande manifestazione scientifica europea e che si svolgerà dal 2 al 7 luglio in varie sedi della città.
Sono già arrivati migliaia di visitatori provenienti da 80 Paesi.
Saranno circa 200 le conferenze che vedranno poco meno di 800 conferenzieri, tra cui sei Premi Nobel e alcuni tra gli scienziati più illustri del mondo. Sono soprattutto i giovani ricercatori i protagonisti dell'evento, la maggiorparte sotto i 35 anni, e molte delle conferenze potranno essere seguite in streaming su www.esof2010.org/webesof
Accanto ai tradizionali programmi di «Esof» - quello scientifico, quello per i giovani con il «Career Programme» (con «Pizza with the Prof») e quello per le imprese («Science to Business»), Torino vivrà con «Science in the city» un'intensa partecipazione a una straordinaria serie di eventi di diffusione della cultura scientifica sparsi tra le piazze, i teatri e i luoghi di cultura della città.
Questa sera iniziamo in Piazza San Carlo con "La notte dei Nobel": George Smoot, Peter Agre, Gerard't Hooft e Harold Kroto. Quattro uomini "normali" che hanno compiuto ricerche straordinarie. La loro storia e le loro scoperte in una serata informale condotta da Piergiorgio Odifreddi. .