lunedì 5 febbraio 2018

L'ANIDRIDE CARBONICA COME RICCHEZZA


E' noto a tutti che, per sopravvivere, occorre adattarsi al proprio ambiente. E se l'ambiente è diventato quasi intollerabile, occorre uno sforzo enorme. Non basta una sola azione, un'unica tecnologia oppure una singola idea brillante, occorre una radicale trasformazione nel nostro modo di produrre e consumare.


Fortunatamente la trasformazione è già (parzialmente) in atto, ma c'è ancora molto da fare. Si tratta di una storia avvincente, sul nostro passato, presente e futuro e l'ha ben raccontata Guido Saracco, ingegnere chimico, professore ordinario del Politecnico di Torino e direttore del Centro per le tecnologie future sostenibili dell'Istituto Italiano di Tecnologia. E' proprio vero che la realtà può superare la fantasia, e lo è senz'altro per "Chimica verde 2.0 - Impariamo dalla natura come combattere il riscaldamento globale" (Zanichelli, 1° edizione ottobre 2017), ovvero il libro in cui Saracco ha condensato una serie di passaggi obbligati:
- dall'economia tradizionale a quella circolare;
- dall'energia del petrolio, del carbone e del gas naturale alle energie rinnovabili;
- dai combustibili fossili ai biocombustibili;
- dai robot alla biologia di sintesi;
- dall'anidride carbonica come rifiuto e problema, al CO2 come materia prima e ricchezza.

Oggi compriamo tanto e buttiamo troppo. Dobbiamo ricominciare a riparare e riciclare gli oggetti e valorizzare la maggior quota possibile dei nostri rifiuti, in modo che lo scarto di un'attività o di un consumo diventi la materia prima per realizzare un altro bene. Per far ciò bisogna usare energia rinnovabile e produrre e consumare localmente. Occorre però migliorare la tecnologia di stoccaggio dell'energia rinnovabile, in modo da utilizzare l'energia in eccesso nei momenti di picco della domanda. Sull'argomento, se volete approfondire, potete leggere: "Energia per l'astronave Terra".

Poi ci sono i biocombustibili, ma possibilmente non quelli che tolgono spazi e risorse all'agricoltura che produce derrate alimentari. Parliamo di biocombustibili prodotti in bioraffinerie dove si ottengono vari composti chimici ad alto valore aggiunto a partire da biomassa vegetale di scarto. E, in questo caso (ma non solo), le scoperte e le tecnologie della chimica verde sono fondamentali, in quanto sono centrate sull'imitazione della natura (es. fotosintesi), ma con un'efficienza molto più elevata (fotosintesi artificiale). In questo modo sarà anche possibile produrre idrogeno rinnovabile non per autotrazione, ma per riciclare la CO2 emessa dalle industrie.

Siamo poi abituati a pensare che i prodotti che utilizziamo debbano essere necessariamente realizzati tramite macchinari e robot. Il futuro non è questo, il futuro (già presente oggi), è l'utilizzo di organismi microscopici (eventualmente geneticamente modificati) per produrre materiali utili. Essi, insieme ad altre tecnologie, ci consentiranno di catturare e riciclare l'anidride carbonica, che non sarà più un rifiuto o un problema, ma diventerà una ricchezza.

Walter Caputo
Divulgatore Scientifico




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