mercoledì 31 gennaio 2018

NUOVA LEGGE FEDERALE SUL GIOCO D'AZZARDO E REFERENDUM: IN 60.000 CONTRO IL BLOCCO GENERALIZZATO DEGLI ACCESSI A PAGINE STRANIERE DI GIOCHI ONLINE

Tumulto ed insoddisfazione continuano ad animare gli elvetici che, indomiti, non smettono di ostacolare la legge federale di recente approvazione sul blocco generalizzato degli accessi a pagine estere riservate all’azzardo che consentirebbe ai casinò svizzeri di aprire le proprie frontiere telematiche per offrire giochi, in regime di assoluto monopolio, anche via internet seguend un modello simile ai quello dei casinò online in Italia




Il sospetto che la suddetta normativa sia nata nell’esclusivo interesse del settore casinò ha suscitato lo sdegno del comitato formato da Giovani Liberi Radicali Svizzeri, Giovani Verdi Liberali e Giovani UDC, convinti del fatto che il blocco degli accessi sia funzionale solo a favorire i gestori di strutture legali basate sul territorio svizzero, determinando in realtà un pericoloso isolamento digitale del paese.

È quanto affermato di recente da Benjamin Fischer, presidente dei Giovani UDC e copresidente del comitato che promuove l’abrogazione, secondo il quale “la legge sui giochi in denaro è il classico lupo travestito da agnello. I diritti personali e la libertà dei cittadini vengono ampiamente ridotti con la scusa di proteggere i giocatori e garantire l’AVS”. Sull’argomento tuona anche un altro presidente, quello dei giovani Liberali Radicali, Andri Silberschmidt, che cerca di attirare l’attenzione sul fatto che “la norma non permettendo di dare concessioni ad aziende confederate , comprese le start-up online, ad eccezione dei soli casinò” costringerebbe lo Stato a vestire i panni di un’agenzia di somministrazione di siti internet legali e radicati sul territorio nazionale. 

Le suddette argomentazioni sono state convincenti: grazie al supporto delle due associazioni di categoria Simsa (Swiss Internet Industry Association) e Swico (associazione dei fornitori ICT), sostenuto anche da un gruppo di fornitori internazionali di giochi in denaro e da un altro comitato interpartitico, il referendum indetto contro questa dibattuta ed infelice legge ha già raggiunto quota 60.000 firme, costringendo la Federazione Svizzera dei Casinò a correre ai ripari dichiarando che “i giochi in denaro non sono un prodotto di normale amministrazione. Possono causare dipendenza, si può abusarne per riciclare denaro sporco e comportano il rischio di truffe. Perciò in Svizzera e in quasi tutti gli altri paesi i giochi in denaro sono giustamente soggetti a restrizioni e devono soddisfare severe condizioni. Infatti le società di lotterie e i casinò svizzeri soddisfano criteri severissimi per evitare la dipendenza dal gioco e il riciclaggio di denaro. Con la nuova legge sui giochi in denaro le società di lotterie e i casinò svizzeri potranno offrire i loro giochi anche online, sempre nel quadro di severe condizioni. Gli organizzatori di giochi illegali temono l’effetto del blocco degli accessi e hanno perciò sostenuto con ingenti somme la raccolta di firme per un referendum. Argomentando con la censura di internet cercano di vanificare gli sforzi della Confederazione e dei Cantoni di proteggere la popolazione svizzera e i fondi destinati ad attività di pubblica utilità. Il rifiuto della legge sui giochi in denaro comporterebbe innanzi tutto un aumento della dipendenza dal gioco, perché p.es. sulle pagine internet illegali potrebbero giocare tranquillamente anche persone che in Svizzera sono tutelate da un divieto di gioco. In secondo luogo, in considerazione della forte crescita, a medio termine in Svizzera verrebbero sottratte all’AVS, alle attività sportive e a progetti ambientali e sociali parecchie centinaia milioni di franchi all’anno”.

Da un lato, insomma, i casinò svizzeri Loterie Romande e Swisslos auspicano che “il popolo svizzero possa accettare con un chiaro sì la legge sui giochi in denaro, mettendo pertanto un freno agli organizzatori di giochi in denaro illegali, come per la maggior parte hanno già fatto gli altri paesi europei”; di contro invece chi, come la copresidente del comitato referendario Anais Grandjean, si ripromette di sfruttare “il dibattito per dimostrare che l'AVS può beneficiare di una regolamentazione liberale intelligente e che chi desidera una vera tutela dei giocatori deve respingere questa legge”.

A giugno, ed ai posteri, l’ardua sentenza.

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