giovedì 14 dicembre 2017

ECONOMIA: COSA SI INTENDE PER USURA BANCARIA? RISPONDE SDL CENTROSTUDI

Cos’è l’usura sopravvenuta? Abbiamo chiesto a SDL Centrostudi, una società specializzata nell'analisi dei contenziosi con il sistema finanziario-bancario, di spiegarci la normativa esistente. 

Per prima cosa, è bene ricordare che l’art. 644 c.p. punisce tanto il “farsi promettere” quanto il “farsi dare” interessi usurari. Con la legge n. 108 del 1996, il problema principale divenne se il carattere usurario del prestito dovesse essere accertato riferendosi al TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) della data della pattuizione negoziale (la promessa) oppure anche a quello della data di addebito in conto o della riscossione delle rate di mutuo (la dazione). Le tabelle dei TEGM sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, sui siti della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

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Il TEGM, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni della stessa natura.

La Corte di Cassazione ha successivamente affermato l’esistenza dell’usurarietà sopravvenuta dei contratti stipulati prima del 1996 ad un tasso corrispettivo superiore alle soglie di usura rilevata in base alla legge 108/1996 (es. Cass. 5286/2000; Cass 8422/2992).

Nonostante l’intervento del legislatore, avvenuto nell’art. 1, comma 1°, del d.l. 29.12.2000, n. 394, che riporta: "ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 , comma 2, c.c., si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento", con cui si è attribuita rilevanza giuridica esclusivamente alla soglia di usura rilevata al momento della sottoscrizione del contratto, la dottrina e la giurisprudenza non hanno smesso di accarezzare l’idea dell’illiceità dell’usura sopravvenuta, sebbene declinata diversamente nella sanzione rispetto all’usura originaria: non come trasformazione del contratto da oneroso a gratuito ai sensi dell’art. 1815 c.c., ma come nullità parziale con sostituzione della clausola degli interessi divenuti usurari con il tasso soglia ex art. 1339 c.c.

La Corte di Cassazione ha ricordato che in un rapporto contrattuale di durata, l’introduzione di una nuova norma imperativa condizionante l’autonomia contrattuale delle parti nel regolamento del contratto, comporta che, da tale momento, esso deve ritenersi assoggettato all’efficacia della clausola imperativa da detta norma imposta, che si sostituisce ex art. art. 1339 c.c. alla clausola difforme. Tale pronuncia, pur riferendosi ad ipotesi di contratti anteriori alla stessa legge sull’usura del 1996 (nei quali il tasso soglia è stato introdotto in corso di rapporto), comporta come logico corollario che il medesimo principio andrebbe osservato nelle ipotesi in cui la soglia di usura discenda al di sotto del TEG, e sembra, pertanto, dare corpo alla tesi che limita il tasso contrattuale (divenuto) usurario al tasso soglia, con l’effetto, certamente non secondario, di rendere incerti nell’onere economico, almeno a favore del cliente, anche i mutui a tasso fisso.

La questione a seguito del contrasto interpretativo presente anche nella Suprema Corte, è stata rimessa alle Sezioni Unite che hanno pronunciato la sentenza del 19 ottobre 2017, n. 24675, negando decisamente la configurabilità dell’usura sopravvenuta ed affermando che "allorchè il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della L. n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula”.

Le sezioni Unite hanno quindi messo in questo modo la parola fine all’usura sopravvenuta?

La risposta può essere positiva solamente descrivendo come usura sopravvenuta la sola ipotesi dell’introduzione ex novo della soglia di usura o della riduzione del TEGM per effetto della congiuntura economica tale da attrarre nella zona di usura il tasso contrattuale validamente stipulato.

Il termine usura sopravvenuta, tuttavia, ha però assunto, per molti versi impropriamente, un significato più ampio, nel quale ricadono fattispecie molto diverse, accomunate solo dal dato dello sforamento della soglia di usura solo in un momento successivo alla stipula contrattuale delle quali è opportuno dare analiticamente conto per evitare confusioni termologiche e di disciplina.

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