lunedì 20 novembre 2017

OMAGGIO A ZYGMUNT BAUMAN AL CIRCOLO DEI LETTORI DI TORINO

Il sociologo Zygmunt Bauman, inventore di termini che sono diventati modi di intendere la realtà – in primis la folgorante intuizione della “modernità liquida” –, ha lasciato un ultimo saggio, Retrotopia (Laterza). 

Zygmunt Bauman
Zygmunt Bauman
L'incontro tra il filosofo Maurizio Ferraris e Giuseppe Laterza, editore, giovedì 30 novembre, ore 18.30 al Circolo dei lettori, prende il via proprio da queste pagine, lucide e intuitive, che contengono una nuova tesi: dopo l'età delle utopie del futuro e quella che ha negato ogni utopia, oggi viviamo l'epoca dell'utopia del passato.


Infatti, secondo Bauman, abbiamo invertito la rotta e navighiamo a ritroso. Il futuro è finito alla gogna e il passato è stato spostato tra i crediti, rivalutato, a torto o a ragione, come spazio in cui le speranze non sono ancora screditate. Sono gli anni della “retrotopia”.

La direzione del pendolo della mentalità e degli atteggiamenti pubblici è cambiata: le speranze di miglioramento, che erano state riposte in un futuro incerto e palesemente inaffidabile, sono state nuovamente reimpiegate nel vago ricordo di un passato apprezzato per la sua presunta stabilità e affidabilità. Con un simile dietrofront il futuro, da habitat naturale di speranze e aspettative legittime, si trasforma in sede di incubi: dal terrore di perdere il lavoro e lo status sociale a quello di vedersi riprendere le cose di una vita, di rimanere impotenti a guardare mentre i propri figli scivolano giù per il pendio del binomio benessere-prestigio, di ritrovarsi con abilità che, sebbene faticosamente apprese e assimilate, hanno perso qualsiasi valore di mercato.

La via del futuro somiglia stranamente a un percorso di corruzione e degenerazione. Il cammino a ritroso, verso il passato, potrebbe trasformarsi in un itinerario di purificazione dai danni che il futuro ha prodotto ogni qual volta si è fatto presente.

«Il fenomeno che definisco “retrotopia” – scrive Bauman – deriva dalla negazione della negazione dell’utopia, che con il lascito di Tommaso Moro ha in comune il riferimento a un topos di sovranità territoriale: l’idea saldamente radicata di offrire, e possibilmente garantire, un minimo accettabile di stabilità, e quindi un grado soddisfacente di fiducia in se stessi. Al tempo stesso, la “retrotopia” si discosta dall’eredità di Moro in quanto approva, fa proprie e assimila le contribuzioni/correzioni apportate dal suo predecessore immediato, che aveva rimpiazzato l’idea di “perfezione assoluta” con l’assunto di non-definitività e di endemico dinamismo dell’ordine delle cose, ammettendo in tal modo la possibilità (e desiderabilità) di una infinita successione di cambiamenti ulteriori, che l’originaria idea di utopia delegittimava e precludeva a prio­ri. Fedele allo spirito dell’utopia, la “retrotopia” è spronata dalla speranza di riconciliare finalmente la sicurezza con la libertà: impresa mai tentata – e, in ogni caso, mai realizzata – né dalla visione originaria né dalla sua prima negazione».

Ingresso libero fino a esaurimento posti

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