lunedì 9 ottobre 2017

IL CERVELLO ALLO SPECCHIO: COME FUNZIONA IL NEUROFEEDBACK

La AAPB (The Association for Applied Psychophysiology and Biofeedback) definisce il Biofeedback come un processo che consente all’individuo di imparare a modificare la propria attività fisiologica al fine di migliorare la salute e la performance. Esso si avvale di precisi strumenti atti alla rilevazione di alcuni parametri fisiologici (ad es: variabilità della frequenza cardiaca, attività muscolare, temperatura delle pelle, respiro, conduttanza cutanea) tra cui le onde elettroencefaliche (EEG) e in quest'ultimo caso assume il nome di Neurofeedback.

Come è ormai noto, i neuroni comunicano tra di essi non solo mediante messaggi biochimici, ma anche attraverso messaggi bioelettrici e ogni pensiero, azione, emozione o comportamento è legato ad un’attivazione cerebrale, che è caratterizzata dalla produzione di frequenze con una data ampiezza e frequenza. Il neurofeedback consiste, quindi, nel retroazionare (feedback) al soggetto uno specifico parametro EEG con il fine di modificare, normalizzare e ottimizzare l’attività elettrica.

L’efficacia del neurofeedback si fonda su due meccanismi principali: l’automodulazione ed il condizionamento operante; questi due meccanismi sono resi possibili dalla plasticità cerebrale, ossia dalla capacità del cervello di modificarsi durante tutto l’arco della vita. Usando un linguaggio metaforico, si potrebbe dire che una seduta di neurofeedback equivale a mettere uno specchio dinanzi al nostro cervello in modo tale che esso osservi se stesso “al lavoro” e impari ad auto-modularsi ripetendo gli eventi rinforzati positivamente.

Il neurofeedback, nato negli anni ‘70, è oggi impiegato in diverse aree della psicologia. Non solo in ambito clinico per il trattamento di disordini emotivi (es. depressione, disturbi d’ansia, disturbi post traumatici da stress, disturbi ossessivi compulsivi) e per la riabilitazione dei deficit cognitivi conseguenti traumi cranici o ictus (memoria, attenzione, afasia,…), ma anche per il miglioramento ed il potenziamento della performance in generale; ad esempio la psicologia dello sport ne fa impiego con gli atleti al fine di migliorarne la performance e la psicologia del lavoro per aiutare i manager a gestire lo stress e a rinforzare le capacità attentive.

elettroencefalografo per neurofeedback


La macchina impiegata in questa tecnica è composta da un elettroencefalografo, che registra in tempo reale l’attività elettrica cerebrale della persona, ed un computer dotato di un software capace di elaborare rapidamente le informazioni in entrata, di trasformarle e di restituirle sotto forma di un output maggiormente intuitivo, come ad esempio un’immagine o un suono.


Immaginiamo di voler rinforzare positivamente la presenza di un certo parametro EEG in una determinata zona cerebrale, per farlo impostiamo il software in modo tale che un’automobilina avanzi tutte le volte che si registra quel tipo di attività elettrica in quella specifica area del cervello. L’avanzamento dell’auto rappresenta il raggiungimento di un goal, cioè un feedback positivo, quindi esso è un incentivo ed il nostro cervello, che per natura, è portato a ripetere quelle attività che ricevono una gratificazione. Inoltre, i neuroni che si attivano contemporaneamente rinforzano il circuito che costituiscono. Sintetizzando si può dire che il feedback restituito dall’automobilina permette all’individuo di lavorare sulla frequenza desiderata e ciò consente di modificare, in modo inconsapevole, il modo in cui il cervello si attiva.


elettroencefalografo per neurofeedback
Esercizio di neurofeedback


Non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti la stessa storia di vita e, quindi, non abbiamo tutti le stesse esigenze, per questo, prima di iniziare un training di neurofeedback è fondamentale una buona anamnesi della storia personale e medica, ed un buon assessment di quello che è il funzionamento della persona che desidera intraprendere questo percorso, perché è sulla base di queste informazioni che si imposta l’allenamento in modo specifico e adatto alle singole esigenze.



Bibliografia:
  • Demos J., Getting Started with Neurofeedback, Norton Professional Books 
  • Fisher, S. Neurofeedback nel trattamento dei traumi dello sviluppo. Cortina, 2017 
  • Larsen S., The Neurofeedback Solution: How to Treat Autism, ADHD, Anxiety, Brain Injury, Stroke, PTSD, and More Paperback. 2012 
  • Robbins J., A Symphony in the Brain: The Evolution of the New Brain Wave Biofeedback Paperback, 2008 
  • Thompson M., The Neurofeedback Book, Association for Applied Psychophysiology and Biofeedback. 2003 

Nessun commento: