mercoledì 10 maggio 2017

DIFENDERSI DAL TERREMOTO SI PUÒ

Partiamo da questo concetto: i terremoti, in generale, sono distruttivi e non li vuole nessuno. Naturalmente i danni maggiori provengono dai terremoti più forti e l'uomo - probabilmente - non ha mai smesso di cercare la soluzione al problema. Purtroppo i terremoti non sono eliminabili, poiché derivano dal fatto che il nostro pianeta - in un certo senso - è "vivo": con ciò intendo dire che esso è in perenne movimento.

Dovremmo quindi scegliere un'altra strada: essere preparati ad affrontare i terremoti. Ciò implica - ad esempio - costruire gli edifici in un certo modo. Per farlo però ci occorre sapere quali sono le zone del nostro Paese a maggior rischio, così potremmo ottimizzare le risorse necessarie per ristrutturare, ricostruire o mettere in sicurezza le abitazioni, a partire da quelle di maggiore importanza, come ad esempio le scuole e gli ospedali. Inoltre, sarebbe molto utile riuscire a "prevedere" i terremoti. Tuttavia, non possiamo accontentarci di una previsione su una zona lunga 300 chilometri, che implichi un'allerta della durata di un anno. Non possiamo stare in allerta per troppo tempo e mobilitare magari gran parte della popolazione italiana.

Certo, la questione della prevedibilità dei terremoti è piuttosto complessa: non è di tipo dicotomico, nel senso che i terremoti sono prevedibili oppure non lo sono. Sarebbe più corretto affermare che oggi i terremoti sono prevedibili, ma non con precisione. Inoltre dovremmo capire quali sono gli strumenti che utilizziamo, e verificare se per caso esistono strumenti migliori che possono essere dei sostituti, o che per lo meno possono essere affiancati a quelli attuali.

"Difendersi dal terremoto si può": dettaglio del capitolo 6
Quello appena citato è proprio il quesito affrontato da Giuliano F. Panza, professore ordinario di Sismologia e Geofisica ed Antonella Peresan, sismologa, nel libro: "Difendersi dal terremoto si può - L'approccio neo-deterministico", pubblicato da EPC editore.

Il metodo attualmente normato si chiama PSHA, ovvero definizione probabilistica della pericolosità sismica. Tuttavia la legge - in qualche punto vaga - consente l'applicazione di altri metodi. Sulla base dei recenti e gravi terremoti avvenuti in Italia, si è constatato che i metodi probabilistici non hanno avuto successo. Al contrario, quelli neo-deterministici, in particolare NDSHA (definizione neo-deterministica della pericolosità sismica) hanno dimostrato di essere molto più robusti, utili ed efficaci.

Premesso che nel libro troverete tutti i dettagli di quanto sopra affermato, qui voglio solo fornire una prima informazione, cercando di chiarire gli elementi fondamentali del problema. Cosa significa, in pratica, approccio probabilistico? Io affermo che esiste una probabilità del 70% che si verifichi un terremoto di magnitudo superiore a 6 entro i prossimi 30 giorni nella città "X". Possono succedere solo due cose: il terremoto si verifica, quindi avevo ragione, oppure il terremoto non si verifica, ma io ho avuto ragione lo stesso, perché non ho detto che si sarebbe sicuramente verificato. Ciò implica che la mia affermazione non è falsificabile, e di conseguenza non può rientrare in un approccio scientifico alla questione della prevedibilità dei terremoti.

PSHA è un metodo nato nel 1968: alla sua base - come scrivono gli autori - "c'è il tentativo di stimare la probabilità che avvenga un sisma con una certa intensità, in un certo luogo e lasso di tempo". Ciò si fa utilizzando il cosiddetto "periodo di ritorno", che però non è correttamente applicabile ai terremoti di forte intensità, che sono sporadici e non sono ciclici. E' come pensare che un certo numero del lotto debba per forza uscire perché è da un sacco di tempo che non esce: in realtà un certo numero non esce ogni settimana oppure ogni mese, anzi, quel numero (ritardatario) ha la stessa probabilità di uscire che ha un numero che è appena uscito.

"Difendersi dal terremoto si può": quarta di copertina

La stima neo-deterministica di scenari di pericolosità (NDSHA) ha invece solide basi fisiche e non si basa su una qualche distribuzione di probabilità fissata a priori. Come spiegano gli autori, tale metodo "utilizza le informazioni disponibili sulla struttura della Terra, le sorgenti sismiche e la distribuzione spaziale della sismicità sopra 5,0 di magnitudo, della zona di interesse". Rispetta le leggi della fisica del continuo ed è falsificabile, quindi è in linea con l'approccio scientifico. Si basa su mappe che possono essere utilmente migliorate e aggiornate. Non cerca di determinare inesistenti periodi di ritorno, ma punta a "stimare il peggio che può accadere, sulla base delle osservazioni disponibili e delle relative incertezze, con un massiccio uso di meccanica classica e di soluzioni analitiche di equazioni differenziali". NDSHA comincia ad essere raccomandato anche in sede politica (nelle commissioni) ed applicato da alcune amministrazioni pubbliche.

D'altronde, la collana "Diagonali" della EPC Editore - che include il libro qui recensito ed altri usciti recentemente - punta proprio a realizzare opere divulgative che consentano agli ingegneri (e non solo) di tornare a ragionare. Si tratta di formare professionisti in grado di risolvere "problemi unici in modo efficiente", senza delegare tutto ad un computer e ad un software.

Giuliano F. Panza, Antonella Peresan
Collana Diagonali
EPC Editore
Ottobre 2016

Nessun commento: