venerdì 25 novembre 2016

TROVATA ACQUA SULLA SUPERFICIE DI CERERE

di Michela Bevione
Corso per Responsabile Addetto Stampa a indirizzo tecnico-scientifico



La missione Dawn del marzo 2016 e le osservazioni dello spettrometro VIR-MS effettuate nel mese di giugno, rivelano la presenza di acqua sul pianeta Cerere. La sensazionale scoperta avvenuta all’interno del cratere più grande del pianeta nano, un tempo considerato l'ottavo pianeta del Sistema Solare, è dovuta al team della missione Dawn della Nasa; fondamentali per la scoperta sono state le osservazioni condotte dallo spettrometro italiano VIR-MS costruito dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), sotto la supervisione scientifica dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).



Cerere: il cratere Occator ripreso
dalla sonda Dawn
 "Questa scoperta ribadisce l’importanza di Cerere nel contesto degli scenari di formazione del Sistema Solare", conferma Maria Cristina De Sanctis dell’INAF e dell'Istituto di Astrofisica e Paleontologia Spaziali (IAPS) di Roma, principal investigator di VIR-MS.
  Lo spettrometro ha infatti rilevato all’interno del cratere Occator dei miscugli di composti minerali in quantità variabili come ammoniaca e carbonato di sodio, la loro presenza testimonierebbe l'esistenza di ambienti idrotermali e attività idrogeologiche interne al pianeta o addirittura la presenza di un vero e proprio mare nel passato del pianeta nano. Inoltre è stata individuata in prossimità delle calotte polari la presenza di idrogeno, il principale componente dell’acqua. La tipologia e l’abbondanza degli elementi e dei minerali individuati sarebbe quindi compatibile con la presenza di acqua liquida al di sotto della superficie di Cerere in epoche geologiche recenti. "I minerali che abbiamo individuato nella zona centrale brillante del cratere Occator devono necessariamente essere stati formati dall’interazione con l’acqua", sottolinea Maria Cristina De Sanctis.

Ma Cerere non è l’unico corpo celeste ad avere il potenziale per ospitare con l'acqua la vita: l’ammoniaca, insieme al carbonato di sodio e al bicarbonato di sodio è stata rinvenuta anche su Encelado, una luna ghiacciata di Saturno nota per i suoi geyser che eruttano da fratture della superficie: da non dimenticare è anche Europa, il quarto satellite di Giove, sotto alla cui crosta di acqua ghiacciata potrebbe trovarsi un oceano liquido: l'8 settembre 2014 la NASA riferì infatti di aver trovato prove dell'esistenza di attività tettoniche proprio su Europa, la prima attività geologica di questo tipo scoperta su un mondo diverso dalla Terra. Una testimonianza sull’importanza dei ricercatori italiani nella realizzaziome della missione viene anche da Raffaele Mugnuolo, responsabile della partecipazione al programma Dawn. Il dott. Magnuolo nel mettere in evidenza il ruolo avuto dall’Agenzia Spaziale Italiana nel garantire la partecipazione dell'Italia alla missione attraverso un accordo con NASA e German Aerospace Center (DLR), oltre che nella progettazione e realizzazione dello strumento principe della misssione, il VIR-MS (Visual Infrared Mapping Spectropeter), costruito dalla SELEX ES (oggi Leonardo Finmeccanica) con la leadership scientifica di INAF e il coordinamento dell'ASI, ha voluto anche ringraziare per il pieno supporto avuto il team scientifico italiano, che messo in condizioni ottimali è sempre riuscito a raggiungere traguardi scientifici eccezionali. C'è da dire che l'Italia ha sempre avuto un rapporto speciale con lo studio del Sistema Solare, non a caso infatti Cerere fu scoperto nel 1801 proprio dall'astronomo taliano Giuseppe Piazzi, e prima ancora fu ancora un italiano, Galileo Galilei, che nel 1610 con il telescopio rifrattore di sua invenzione scoprì i quattro satelliti di Giove, tra cui Europa. Le ambizioni e gli obbiettivi sembrano dunque illimitati: gli strumenti a disposizione e le osservazioni fatte potranno portare non solo alla conoscenza delle origini del Sistema Solare, ma soprattutto potranno determinare una volta per tutte la presenza di organismi viventi su altri pianeti.





In occasione del corso per responsabile addetto stampa scientifico-tecnico organizzato dalla nostra testata, pubblichiamo da oggi i primi articoli dei nostri corsisti. Oggi il primo articolo di Michela Asia Bevione.

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