venerdì 30 settembre 2016

“PREMIO LAGRANGE” ALL'EPIDEMIOLOGO CHE RIVELÒ L'EBOLA CON I BIG DATA

È John Brownstein il vincitore del Premio Lagrange - Fondazione CRT 2016. Il riconoscimento – il primo e più importante in ambito internazionale per la Scienza della Complessità – viene consegnato giovedì 6 ottobre alle ore 18, presso il Teatro Regio di Torino (Foyer del Toro) alla presenza del presidente della Fondazione ISI Mario Rasetti e del Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci. 
John Brownstein, che oggi è responsabile per l’innovazione del Children’s Hospital di Boston e insegna alla Harvard Medical School, ha utilizzato  modelli predittivi tipici dei Big Data, e altri strumenti in grado di affiancare i tradizionali sistemi di sorveglianza sanitaria John Brownstein ha potuto interpretare l’immensa quantità di informazioni che in ogni minuto vengono lasciati dai social network, dai blog e siti web e sui servizi di geolocalizzazione degli smartphone, analizzando così lo spostamento alla ricerca del diffondersi dell'epidemia. Siamo, in un certo senso, tutti noi inconsapevolmente a lasciare queste "tracce", che oltre a essere comunemente utilizzate dagli operatori del marketing, possono anche avere una valenza scientifica e medica, per anticipare il diffondersi di una patologia medico infettiva. 

Intitolato al grande scienziato e matematico Joseph-Louis Lagrange, il Premio è stato istituito nel 2008 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, con il coordinamento della Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico e con l’obiettivo di consolidare il ruolo di riferimento e avanguardia del capoluogo piemontese nell’ambito della ricerca e dello studio dei Sistemi Complessi.

I vincitori delle precedenti edizioni

Nel 2008, il Premio è stato assegnato al matematico russo Yakov Grigorievich Sinai e all’economista britannico William Brian Arthur; nel 2009 il riconoscimento è andato al fisico romano Giorgio Parisi (anticipando di alcuni mesi l’assegnazione allo scienziato italiano di un’altra prestigiosa onorificenza internazionale, la Medaglia Planck); nel 2010, è stata la volta del bioingegnere americano James J. Collins, autore di un rivoluzionario studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, sullo zucchero come potenziatore dell’effetto degli antibiotici sui batteri più resistenti; nel 2011 il Premio è stato consegnato ad Albert László Barabási, fisico ungherese (di origine romena e con passaporto statunitense), direttore del Centro di Ricerca per le Reti Complesse alla Northeastern University di Boston e autore di alcuni tra i saggi più brillanti e gli studi più innovativi nel campo della scienza dei sistemi complessi; nel 2012 si sono aggiudicati il premio la studiosa americana di reti sociali Lada Adamic e l’economista francese Xavier Gabaix, due volti giovani e brillanti della ricerca internazionale, simbolo di quella new wave di scienziati che oggi affrontano e studiano le problematiche della società contemporanea con un approccio fresco e interdisciplinare, combinando gli strumenti della ricerca scientifica, l’analisi sull’impatto sociale delle tecnologie e il monitoraggio continuo di un presente sempre più complesso, intrecciato e stimolante; nel 2013 è stata la volta di Duncan J. Watts, ricercatore presso i laboratori Microsoft Research di New York che da oltre dieci anni svolge un ruolo di primissimo piano a livello internazionale nella definizione di nuovi percorsi di analisi sulla scienza delle reti e sui suoi effetti sul comportamento umano; nel 2014 il Premio è andato a Mark Newman, leader di ricerca presso il Dipartimento di Fisica e il Centro per gli Studi dei Sistemi Complessi della University of Michigan. Nel 2015, infine, si sono aggiudicati il Premio Panos Ipeirotis e Jure Leskovec entrambi di origine europea (Ipeirotis è nato in Grecia, Leskovec in Slovenia), entrambi impegnati negli Stati Uniti (il primo a New York, il secondo in California), entrambi protagonisti di primo piano in quella vivace e stimolante area di ricerca in cui le discipline informatiche si intrecciano con i Big Data e con l'uso quotidiano, collettivo, sempre più diffuso che i cittadini fanno delle tecnologie digitali, tra social media e crowdsourcing. Sono stati altresì insigniti di un particolare riconoscimento per la comunicazione scientifica nell'ambito dei sistemi complessi il giornalista inglese Philip Ball, editorialista di Nature e il giornalista italiano Riccardo Luna, già direttore di Wired, nominato nel 2014 Digital Champion per l'Italia.

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