lunedì 30 maggio 2016

SDL CENTROSTUDI: COSÌ DIFENDIAMO LE VITTIME DELLE BANCHE

Uomini che sfidano le banche. E qualche volta le battono, ma solo al termine di immani sofferenze. Secondo i dati del ministero della Giustizia, tra il 2012 e il 2015 il numero dei procedimenti iscritti nei tribunali ordinari in «materia di contratti bancari» è raddoppiato, passando da 18.238 a 37.197. Famiglie e aziende che si ribellano agli istituti di credito accusandoli di una lunga serie di scorrettezze. La più sgradevole delle quali è certamente quella di praticare tassi usurari. Possono vincere i clienti? Possono. [vedi inchiesta de La Stampa]

L’ex magistrato Piero Calabrò è il presidente di SDL Centrostudi, che ha sede a Mazzano (Brescia), ma lavora in tutta Italia rappresentando imprenditori e comuni cittadini nelle controversie contro le banche. Lo ha intervistato Andrea Malaguti. Riprese di Elena Iannone





Intervista all'ex magistrato Piero Calabrò 

COS'È SDL CENTROSTUDI

Piero Calabrò


Calabrò: SDL Centrostudi è una società commerciale, una S.P.A., una startup perché ha solo cinque anni di vita. Si occupa di contenzioso in materia di anomalie bancarie e finanziarie.

Malaguti: Quanti contenziosi ha affrontato in un anno?

Calabrò: Sono migliaia di casi in un anno, ogni anno. Faccia conto che ogni mese facciamo centinaia di perizie, quindi molto spesso le perizie poi sfociano in contenziosi veri e propri. Se non si fermano alla fase della mediazione, quindi, sono altrettante [cause].

Malaguti: Quando lei dice “ci sono migliaia di casi che noi affrontiamo”, e fa riferimento naturalmente solo alla sua azienda, sembra fare la fotografia di un sistema bancario che preoccupa chi, come noi, [ride] in realtà usufruisce di quel sistema. Se questi sono i numeri, bisogna preoccuparsi molto delle banche, cioè, camminano su una linea di confine perenne fra la legalità e l’illegalità?

Calabrò: Le banche da decenni operano come se fossero al di fuori di qualunque controllo, sia formale che sostanziale. Scaricano sugli utenti, sui cittadini, sui clienti, le loro problematiche, non sto a sottolineare sono sotto gli occhi di tutti quelle di cui si parla quotidianamente sui giornali e in televisione, e soprattutto scaricano i costi enormi di una incapacità organizzativa che hanno storicamente perpetrato sempre sull’utente finale. Questo non va assolutamente bene.

Malaguti: Perché se lo possono permettere e cosa fa la politica per impedirglielo?

Calabrò: Se lo possono permettere primo perché sono una lobby potentissima, e posso dire che lo sono non solo nell’ambito della politica, ma anche presso i tribunali. Mi spiace dirlo, hanno un’organizzazione tale che se non si rivolge a soggetti come il nostro, ma non è per far pubblicità, il cittadino spesso ha delle armi spuntate per poterli controbattere. Lo sono soprattutto a livello politico perché basterebbero pochi aggiustamenti normativi per rimettere tutto nell’alveo della legalità. Parlo contro l’interesse anche dell’azienda che io presiedo: se tutto funzionasse regolarmente, dovremmo sceglierci altri campi d’intervento.

Malaguti: Per chiudere: da zero a dieci, quant’è il disinteresse della politica?

Calabrò: [ci pensa un momento] Cento.

3 commenti:

Francesco L. ha detto...

Sono un imprenditore che dagli istituti di credito ha dovuto difendersi. Con l’inizio della crisi ormai 7-8 anni fa, circa, l'istituto di credito dove avevo il fido da almeno 15 anni mi ha chiesto improvvisamente di rientrare sotto la minaccia di segnalarmi alla centrale rischi. Ho passato notti insonni. Poi ho fatto alcune ricerche su internet, e mi sono consultato con amici che ne sapevano più di me. Grazie a loro ho scoperto SDL Centrostudi e ho fatto fare da loro alcune perizie sui conti. Non solo ho scoperto di non avere alcun debito, ma crediti 2-3 volte superiori a quello che mi chiedevano. Pensate che mi volevano pignorare la casa. Ora sono io che sto chiedendo indietro i soldi alla banca. Contro le banche, se siete dalla parte della ragione, si può vincere.

Anonimo ha detto...

In merito a quanto affermato dal dott. Calabrò, e riporto testualmente, "hanno un’organizzazione tale che se non si rivolge a soggetti come il nostro, [...], il cittadino spesso ha delle armi spuntate per poterli controbattere", risulta che senza l'assistenza di società simili, i cittadini saranno sempre sconfitti.

Approfondendo la questione, ho trovato un video

https://www.youtube.com/watch?v=hWJXzSe5J9c,

nel quale il dott. Calabrò afferma come il loro strumento, pensato per prevede non solo l’applicazione delle norme giuridiche ma anche delle evoluzioni della giurisprudenza, sia anche caricato dell'onere di stimolare il legislatore nel fare chiarezza e mettere punti fermi in materia.

In che modo si accorda ciò col fatto che questo stesso strumento risulti essere certificato dall'Università Popolare di Milano, diffidata dal Ministero dell'Istruzione dal rilasciare titoli accademici dal valore legale? A quando la certificazione di un ente terzo e riconosciuto dal Ministero?

Solo così questa società potrà davvero proteggere gli interessi dei cittadini che si rivolgono ad essa per avere assistenza e soccorso rispetto agli abusi delle banche.

Celeste Nanni ha detto...

È sempre bello notare come la gente, approfondendo gli argomenti, si limiti a prendere per oro colato quanto scritto sui giornali, senza approfondire quanto da essi dichiarato. Se il nostro anonimo amico avesse consultato il sito dell'Università Popolare di Milano, avrebbe trovato la riproduzione del presente documento

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/contratti/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2011-12-12&atto.codiceRedazionale=T11BFL25037

con il quale il MIUR ha autorizzato l'Unipop a tenere corsi e a rilasciare attestati di valore legale, e una veloce ricerca sul web avrebbe portato a leggere questo comunicato stampa di Unipop e SDL, che smentiscono quanto riportato dalla Stampa.

https://www.sdlcentrostudi.it/lettera-parte-delluniversita-popolare-degli-studi-milano-comunicato-stampa-sdl-05052015/

Di conseguenza possiamo affermare che l'Università Popolare di Milano non sia stata diffidata dal Miur, tutt'altro.