martedì 31 maggio 2016

RIP HARAMBE: GIUSTO UCCIDERE IL GORILLA?

Minacce di morte alla madre e padre del bambino (aggiornamento in fondo all'articolo) 

Questa settimana ci sono state molte discussioni online per l’uccisione di un gorilla nello zoo di Cincinnati, negli Stati Uniti. La storia è sostanzialmetne questa: un bimbo di 4 anni fortunato ad essere ancora vivo. Uno dei gorilla allo zoo di Cincinnati di 400 chili colpito a morte dalle guardie.

È questa la soluzione di un brutto incidente in cui, un bambino, non ancora per chiari motivi, pare abbia attraversato la barriera protettiva e sia caduto circa 4 metri e mezzo di altezza nella gabbia dei gorilla.

Il gorilla è stato colpito e ucciso dopo che in un video pubblicato dalle principali testate si vede il gorilla trascinare il bambino nella gabbia, apparentemente senza intenzioni aggressive. Molti hanno criticato lo zoo per non aver cercato di sedare il gorilla con un proiettile tranquillante e hanno condannato l'azione delle guardie. 

harambe
Il gorilla Harambe, 17 anni 
Riportiamo una posizione autorevole come quella del primatologo  Frans de Waals, (oltre 500.000 persone nei contatti sulla sua Pagina Facebook)  professore di psicologia alla Emory University.  

"Ho guardato il video, e non è del tutto chiaro se Harambe stesse proteggendo o trascinando il bambino. Avrei bisogno di visionare con più attenzione il video. Maynard (direttore dello zoo) ha supposto che il gorilla non stesse attaccando il bambino. L'assenza di aggressione è un pezzo importante di informazioni, si potrebbe pensare.
Si tratta ovviamente di una decisione difficile [...] Vorrei chiarire, dal momento che su Facebook è stato detto che i gorilla sono pericolosi predatori, questo è completamente sbagliato. Un gorilla non vede un bambino umano come qualcosa di commestibile. Questa specie non è interessata a prendere oggetti in movimento, come accade ai gatti. Leoni o le tigri sono predatori, ma i gorilla sono vegetariani pacifici. L'unica cosa che sicuramente lo renderebbe furioso sarebbe un altro maschio che entrasse nel suo territorio avvicinandosi troppo alle femmine. Harambe, quindi non aveva alcun motivo per attaccare. Ci sono casi precedenti di bambini caduti negli spazi di gorilla, uno nello zoo di Brookfield a Chicago e uno in Jersey Zoo (UK). In entrambi i casi, i bambini sono sopravvissuti all'attenzione delle scimmie, che aiutarono prestando aiuto.

Allora, perché hanno ucciso Harambe? Prima di tutto, il direttore dello zoo non ha avuto modo di visionare (con la dovuta calma ndr) il video che abbiamo visto tutti su internet. Una decisione del genere dovrebbe essere presa nel giro di pochi secondi. Non ha avuto ad esempio il tempo di ascoltare  opinioni diverse o esaminare prove visive. In secondo luogo, tutte le alternative hanno comportato maggiori vincoli. Gli operatori sanitari potevano provare a distrarre Harambe per arrivare a guidare il bambino (e ho capito che hanno cercato senza successo). Avrebbero potuto cercare di attirarlo con il cibo e anche chiedere uno scambio (una procedura che le scimmie capiscono molto bene). Un'altra opzione sarebbe stata quella di rassicurare Harambe. Ma un dardo tranquillante  avrebbe prodotto una reazione indesiderata e opposta. Nessuna di queste opzioni ha offerto dunque una soluzione adeguata". "È un dilemma orribile. Sono sicuro che il personale dello zoo sia desolato , e mi sento desolato perché hanno ucciso una bel primate.  [...]
Almeno siamo d'accordo che le persone dovrebbero monitorare i loro figli. Si sta diffondendo una richiesta di responsabilità per la mancanza di controllo e la negligenza che ha causato la perdita di una vita."

Le decisioni però vanno prese in fretta e non si ha tutto il tempo per riflettere con ponderazione e sopratutto non si ha una seconda occasione. Tra l'altro il  video non lascia nulla all'immaginazione, e vorremmo ricordare che il mondo animale non è quello che ci presenta la Walt Disney e dunque di fronte a una decisione di questo genere non possiamo che approvare la decisione della sicurezza. E voi come vi sareste comportati se foste stati il direttore dello Zoo? O uno dei genitori del bambino? 





L'intervista a Frans de Waals su EL Pais


MINACCE DI MORTE aggiornamento del 3 giugno 2016)

Nei giorni successivi alla uccisione del Gorilla abbiamo letto di minacce di morte alla famiglia del bambino. E di un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di fantomatiche realtà animaliste che attraverso pagine Facebook chiedono vendetta. Posizioni inaccettabili e da condannare con fermezza.

Purtroppo tale comportamento si è ripetuto anche in Italia e non solo da parte di animalisti ma anche     su un blog di una importante testata scientifica internazionale ma gestito da una naturalista: 
"Questo non toglie che i genitori del bambino siano degli irresponsabili a cui nulla importa del resto del mondo (la madre del bambino non ha rilasciato _alcuna_ intervista in cui si dichiara dispiaciuta per la perdita della vita del gorilla a causa della stupidita’ sua e dell’indisciplinatezza di suo figlio)".
Posizioni diffamanti da cui prendiamo nettamente le distanze. 

Tra le prime a prendere le distanze dal linciaggio mediatico è proprio una madre, che sul suo blog scrive:
"In poche ore sulla rete il linciaggio si è trasformato in una petizione firmata da più di 400 mila persone che chiede di perseguire i genitori del bambino per negligenza e maltrattamento. La rete ha tuonato e la polizia si sta muovendo per aprire un’indagine sui genitori di Isaiah.Sono disgustata. Sono allibita. Sono terrorizzata". 
Dunque auspichiamo che chiunque si occupi di comunicazione o divulgazione scientifica prenda le distanze da ogni forma di insulto o di violenza verbale (o giudizio affrettato), peraltro non consoni alla deontologia giornalistica, sollevando da ogni responsabilità la madre o il padre di questo sfortunato bambino. 

Le protezioni di sicurezza, queste si, pare non fossero sufficienti, e in questo caso la responsabilità ricadrebbe sul direttore dello zoo se non fossero state rispettate le norme di legge. Non è infatti obbligo del cittadino preoccuparsi delle norme altrui e farle rispettare. Come indicato in questo lungo articolo del DailyMail


Riportiamo di seguito solo alcuni dei commenti riprovevoli apparsi nelle ultime ore su Twitter





Canali animalisti che chiedono giustizia intendendo perseguire la famiglia del bambino. Posizioni queste da condannare fermamente (la frase dice: "Perseguite la madre del bambino che ha causato la morte di #Harambe") 



1 commento:

Massimo ha detto...

Troppo spesso le notizie sono date da persone che conoscono il fatto in sé ma non il contesto in qui questo è avvenuto.
Qualche anno fa, nel telegiornale regionale della Rai, mi aveva incuriosito un giovane giornalista con uno spiccato accento di una regione lontana dalla mia.
Prima non l'avevo mai notato ma, grazie a questo giornalista, ho visto che, molto spesso, la stessa persona si occupa, ad esempio, di trasporti ferrati, di teatro, dei problemi degli allevatori e via discorrendo... mi sono sempre chiesto quale competenza e approfondimento delle materie trattate c'era alla base... la mia impressione è che fosse poca. Non puoi, a mio avviso, conoscere le problematiche dei lavoratori del teatro lirico, ad esempio, e contemporaneamente conoscere i problemi del mondo agricolo, o i problemi dell'industria di una particolare zona o...
È questa scarsa attenzione non alla notizia in se ma al contesto che circonda la notizia che da luogo a dei malintesi, a veri e propri errori di valutazione.
Riguardo alla notizia del gorilla, certo che il direttore avrà avuto pochissimo tempo per decidere il da farsi, decisione sicuramente sofferta.
È stata una decisione che andava presa in tempi rapidi, presa, poi, da persone che conoscevano l'animale e dunque hanno avuto un ragionevole dubbio sulla sua pericolosità.
Le minacce di morte alla famiglia sono poi assurde.
In internet ho anche trovato che la famiglia del bambino è una famiglia “difficile”, dando quindi a intendere che i genitori se la siano quasi “cercata”. Altra cosa assurda che alimenta, nelle menti di alcune persone, degli irragionevoli atteggiamenti aggressivi.