venerdì 29 aprile 2016

UNA PIATTAFORMA ICT PER INVECCHIARE ‘IN SALUTE’

L’Università di Torino capofila di un progetto finanziato dall’Unione europea. 16 paesi in Europa, Asia e Australia uniscono le forze per prevenire e combattere gli effetti della fragilità sulle persone anziane.



Combattere la fragilità legata all’età, migliorando la qualità della vita nell’invecchiamento. È l’obiettivo del progetto My-AHA - My Active and Healthy Ageing - che mira a identificare i segni di fragilità fisica, cognitiva, psicologica e sociale, intervenendo precocemente per ridurne gli effetti negativi sulle persone anziane.


Partito a gennaio 2016, “il mio invecchiamento in attività e buona salute” (my-AHA) riunisce per 4 anni una squadra di 16 gruppi di ricerca e aziende ICT dell'Unione europea - tra cui l’Istituto Mario Boella di Torino - e di paesi extra-UE (Australia, Giappone e Corea del Sud) con il coordinamento del NIT, il Centro Interdipartimentale di Neuroscienze dell’Università di Torino.


Grazie al finanziamento del programma europeo Horizon 2020, my-AHA intende sperimentare programmi per la diagnosi precoce del rischio di fragilità, migliorando l'attività fisica, la funzione cognitiva, lo stato psicologico, le risorse sociali, la nutrizione, il sonno e il benessere generale. Il progetto consentirà ai cittadini anziani di gestire al meglio la propria salute, con notevoli risparmi sui costi di assistenza sanitaria: l’Unione europea ha stimato (EU report, ICT and ageing, 2012) che un utilizzo dei servizi di teleassistenza può ridurre di 12,5 milioni i giorni di ricovero ospedaliero e di oltre 40 milioni i ricoveri in istituti di lungo-degenza.

Utilizzando moderni concetti di analisi, my-AHA fornirà nuove modalità di monitoraggio della salute e di prevenzione delle malattie mediante profilazione, consigli, feedback e supporto personalizzati.
Il progetto prevede di sperimentare una piattaforma basata su tecnologie ICT (Information and Communication Technology) in grado di rilevare precocemente e con precisione il rischio di fragilità, tramite sensori - da indossare e non, come gli occhiali della ditta giapponese JINS e i sensori della domotica - e dati facilmente disponibili nell'ambiente di vita quotidiana degli anziani che riguardano aspetti come le misure vitali, l’andatura e la postura, la qualità del sonno, l’umore, ecc.
Quando verrà rilevato il rischio, my-AHA fornirà interventi mirati, anche questi basati sulle ICT, che seguendo un approccio integrato motivino gli utenti a partecipare all’esercizio fisico e cognitivo, con giochi stimolanti e uso delle reti social, e programmi nutrizionali ad hoc: il fine è ottenere un cambiamento del comportamento a lungo termine, sostenuti dal costante coinvolgimento con my-AHA.

prof. Alessandro Vercelli
Obiettivo finale è fornire innovazione significativa nel campo dell’invecchiamento in salute mediante la cooperazione con le organizzazioni europee di assistenza sanitaria, le PMI e le ONG.

“Il valore aggiunto di My-AHA è l’approccio integrato che mira a identificare precocemente e prevenire i rischi legati alla fragilità nell’invecchiamento - spiega il coordinatore del progetto, prof. Alessandro Vercelli, direttore del NIT e direttore scientifico del NICO, Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino - un approccio estremamente complesso ma la cui efficacia è garantita da competenze multidisciplinari distribuite tra 7 università, 4 centri di ricerca e 5 aziende hi-tech”.

“Combattere la fragilità è un tema emergente nella prevenzione delle patologie dell’invecchiamento quali la malattia di Alzheimer e le demenze correlate. Per raggiungere gli obiettivi di my-AHA siamo alla ricerca di 600 soggetti volontari, desiderosi di prendere parte a uno studio della durata di due anni - annuncia il prof. Innocenzo Rainero, della Clinica Neurologica del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”, Città della Salute e della Scienza di Torino, responsabile del workpackage clinico del progetto - I requisiti sono facili: avere più di 55 anni e vivere in uno di questi paesi: Austria, Belgio, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Svezia, e, nel resto del mondo, Australia, Corea del Sud, Giappone. Ai volontari chiederemo di indossare alcuni sensori come gli occhiali JINS MEME, un contapassi, un saturimetro e pulsimetro, e di utilizzare una piattaforma TV (Kinect) e un sensore del sonno (Beddit). In Italia il progetto è aperto a 40 volontari di entrambi i sessi”.

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