sabato 6 febbraio 2016

SDL CENTROSTUDI CONTINUA LA BATTAGLIA CONTRO LE IRREGOLARITÀ BANCARIE

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Dr. Piero Calabrò, presidente di SDL Centrostudi SpA a chiarimento di alcune polemiche suscitate da un blog che "ha confuso la propria personale lotta a SDL Centrostudi con la lotta all’usura ed all’anatocismo".

Piero Calabrò
Piero Calabrò

L’Ordinanza del Tribunale di Milano che ha pronunziato sul reclamo proposto da SDL Centrostudi spa nei confronti di Deborah Betti ed il conseguente e scontato tam tam mediatico che quest’ultima promuoverà, magari enfatizzando un provvedimento giudiziario relativo ad un ben limitato contesto, impongono brevi ma doverose puntualizzazioni.



Premesso l’ovvio e dovuto rispetto per qualunque decisione della Magistratura e l’altrettanto legittima possibilità di non condividerne in tutto o in parte il contenuto, credo sia opportuno sottolineare alcune considerazioni operate dal Tribunale nell’ampia motivazione dell’Ordinanza, tutt’altro che benevole verso l’operato della signora Betti.

Il Tribunale, infatti, ha evidenziato:

-che il suo blog, anche dopo la richiesta di rimozione operata da SDL e dal Giudice di prime cure, ha più volte pubblicato una espressione (“arrestateserafino”) alla quale il collegio giudicante ha attribuito “una apprezzabile valenza diffamatoria in quanto tale da attribuire alla persona…un comportamento penalmente rilevante” (pag.5, Ordinanza 28.1.2016 Tribunale Milano);

-che, per tale ragione, dovrebbe essere affermata la responsabilità di Deborah Betti, in quanto gestore del blog;

-che, peraltro, la domanda proposta da SDL non poteva essere accolta in quanto tale espressione di chiara valenza diffamatoria è riferita a Serafino Di Loreto, vale a dire “ad una persona che non risulta rivestire alcuna carica istituzionale in SDL Centrostudi” (pag.6, Ordinanza 28.1.2016 Tribunale Milano).

In soldoni, Deborah Betti è andata “assolta” dall’accusa di diffamazione solo perché rivolta non ad SDL in quanto soggetto societario, bensì ad una persona fisica priva di alcuna carica istituzionale e di un legame tale da far ritenere che la sua “denigrazione … possa riflettersi sulla stessa reputazione di SDL” (pag.6, cit.), lasciando ovviamente aperta per tale persona la possibilità di far valere, ove lo ritenga opportuno, ogni conseguente pretesa risarcitoria.

Sorprendentemente, però, in data 4.2.2016 Deborah Betti ha dedicato una polemica risposta ad una mia precisazione inviata al Fatto Quotidiano, sostenendo il contrario di ciò che il Tribunale ha affermato onde mandarla assolta dall’accusa di diffamazione nei confronti di SDL ed accusandomi di non aver operato alcun cambiamento manageriale in quanto, tra di altri, Serafino Di Loreto continuerebbe  -a suo dire- a rivestire la qualità di vero dominus della società: quanto ben diversa sarebbe stata la decisione dello stesso Tribunale, qualora la nostra intrepida interlocutrice avesse affermato la medesima circostanza davanti all’organo giudicante, è fin troppo facile desumerlo.

Come da premessa, invece, il mio rispetto per l’Ordinanza del Tribunale mi conduce ad accettare ogni parte della decisione, certamente anche laddove implicitamente è stato dato atto del cambiamento avvenuto in SDL, tangibile per chiunque abbia l’onestà e la volontà di esserne informato.

Questo forte rinnovamento ed il rilancio di una nuova ed ancor più professionale attività di contrasto delle anomalie del sistema bancario e finanziario mi imporranno di non disperdere altre energie per replicare ulteriormente a chi, invece, pur ergendosi a paladina dei consumatori ha maniacalmente confuso la propria personale lotta a SDL con la lotta all’usura ed all’anatocismo: è sbalorditivo, in effetti, constatare come ancora oggi, aprendo la pagina del blog di Deborah Betti, siano pubblicati svariati articoli con un solo ripetitivo oggetto (SDL, appunto) e nessun rilevante contributo d’indagine o di approfondimento avverso un qualsivoglia istituto bancario o finanziario.

Dunque, facendo onore all’autorevole invito rivoltomi a suo tempo da un noto critico massmediologico, mi occuperò di questioni ben più rilevanti, per il mondo dei cittadini usurati o vessati dal sistema bancario, di un blog di nicchia stancamente ripetitivo, applicando il principio “de minimis non curat Praetor”.

Mi auguro che tale atteggiamento sia tenuto anche da tutti coloro che, all’interno o all’esterno del mondo SDL, abbiano realmente a cuore la medesima causa e i medesimi risultati.

Quanto alle metafore calcistiche, vorrei precisare che il “secondo tempo” al quale ho fatto cenno nella mia precisazione al Fatto Quotidiano non era certamente la fase di reclamo del procedimento cautelare, bensì la più rilevante e decisiva partita del giudizio risarcitorio di merito che SDL prontamente e sicuramente potrà incardinare, forte anche di alcune considerazioni già svolte dal Tribunale di Milano nella motivazione dell’Ordinanza sopra richiamata e di ogni altro spunto che la nostra blogger vorrà ulteriormente fornirci (fatta salva la sempre ben accetta dimostrazione di  una seria “disponibilità intellettuale” a conoscere i reali ed attuali contenuti della nostra attività).
Sportivamente, ma fiduciosamente, ne accetteremo il verdetto.

                                                                                         
 Piero Calabrò

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