sabato 22 agosto 2015

SINDROME DA CAPITAN UNCINO: COME VINCERE LA DIPENDENZA DA SMARTPHONE

Testa china e smartphone in mano, ecco gli emblemi dell’ossessione per la tecnologia, che anche sulle spiagge porta sempre più persone a perdere il contatto con la realtà. Per superare la “sindrome da Capitan Uncino” e tornare a socializzare con le persone utilizzando entrambe la mani, anche con un semplice gelato, gli esperti hanno stilato un decalogo “libera-mani”.

Smartphone Junkie - Shutterstock

Oltre ad essere alla portata di tutti, la tecnologia oggi è letteralmente “nelle mani” di tutti. Secondo i dati diffusi da Accenture il 77% degli italiani possiede infatti almeno uno degli 83 milioni di smartphone attivi nel Belpaese, mentre il report Digital, Social e Mobile 2015 di We Are Social ha rivelato che in Italia 36,6 milioni di persone sono attive su internet con 28 milioni di profili social, su cui passano oltre 2,5 ore al giorno di connessione. Senza contare le 130 milionidi chiamate effettuate ogni giorno col telefonino. Sono questi i numeri che rivelano come la tecnologia abbia letteralmente invaso la vita degli italiani, costringendoli a dedicare la maggior parte del loro tempo a WhatsApp e ai social network anche durante le classiche attività estive. Una dipendenza ribattezzata dagli esperti “sindrome di Capitan Uncino” perché, come il celebre personaggio di Peter Pan, la tecnologia costringe le persone ad utilizzare solo la mano libera dal moderno “uncino”, il telefonino. Per esorcizzare la paura di Albert Einstein, che a tal proposito pronunciò la celebre frase “Temo il giorno in cui la tecnologia supererà le interazioni umane. Il mondo avrà una generazione di idioti” e far tornare le persone ad interagire, gli esperti hanno stilato un decalogo di consigli per liberare le mani dalla dittatura tecnologica e tornare a godersi i rapporti umani anche sulle spiagge, luoghi simbolo della socializzazione.
È quanto emerge da uno studio realizzato attraverso un monitoraggio online mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) sui principali social network – Facebook, Twitter, YouTube – blog e community interattive, per il lancio della campagna di comunicazione 2015 di Coppa del Nonno, coinvolgendo circa 70 esperti di sociologia e antropologia culturale, per stilare il decalogo “libera-mani” da utilizzare per tornare a godersi fino in fondo le cose belle che accadono ogni giorno. 
Liberarsi dallo smartphone - Shutterstock
“L’intera società è coinvolta in questo processo che ci vede tutti utenti, protagonisti di una realtà virtuale in cui viene appagato il narcisismo e la sete di protagonismo – afferma Luca Jourdan, professore di antropologia sociale all’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum” – La mano occupata dallo smartphone è sintomo di un’esperienza totalizzante che coinvolge l’homo urbanus: il corpo è presente, ma le mani portano la mente in un altro luogo. Questo ci rende individui alienati rispetto alla realtà: per tornare a vivere le relazioni e la socialità ci si dovrà distaccare progressivamente dall’oggetto che ci tiene incollati ad una realtà parallela, ‘ricablando’ le connessioni del nostro cervello che daranno spazio a nuove abitudini, o crearsi dei piccoli ‘antivirus’, dedicandosi ad attività che rendano possibili incontri reali come iscriversi in palestra, fare escursioni o mangiare un gelato in compagnia”. 
Ma come è possibile liberare finalmente le proprie mani e tornare a “toccare” ciò che offre la vita quotidiana? Secondo 9 esperti su 10 il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphoneed essere in grado di capire quando è il caso di “staccare”: per fare questo si possono fare diverse attività come gustare un gelato (78%), coltivare la propria passione per gli animali (73%) e il pollice verde (68%), concedere un massaggio al proprio compagno (65%), giocare con i giochi tradizionali come il biliardino (61%)cucinare a quattro mani con il proprio partner o con un amico (54%)
I dati allarmanti non finiscono qui: secondo i risultati emersi da un recente studio condotto dall’Università di Bonn, in media le persone controllano lo smartphone 80 volte al giorno, una ogni 12 minuti, e dedicano solo 8 minuti al giorno alla classica conversazione. Ancora più pessimistici i risultati indicati dall’annuale Internet Trends Report di Klaunier Perkins Caufield & Byer’s, una delle principali società di venture capital della Silicon Valley, che rivela invece un numero ben più preoccupante: secondo gli analisti americani infatti le persone controllano lo smartphone circa 150 volte al giorno.
Lo smartphone occupa diverse ore nella vita degli italiani. Secondo gli esperti infatti circa 2 italiani su 10 (17%) utilizzano lo smartphone per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 45% tra più giovani, mentre il 23% si attesta sulle 4 ore; la percentuale sale al 41% per chi si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. Ma quali sono i luoghi dove ci si connette più spesso? Al primo posto il luogo di lavoro (96%), seguito da mezzi pubblici (84%)bar e locali (81%), a casa (72%).
Secondo il sociologo Francesco Mattioli, professore di scienze sociali all'Università di Roma “La Sapienza”: “Il problema non è quello di liberarsi completamente dalla tecnologia, ma quello di saper governare la tecnologia senza diventarne schiavi. La società di oggi, che è fondata su tecnologia e consumi, spesso mescola questi due ingredienti e crea ‘zombie incontinenti’. Non si tratta di disintossicarsi, ma di saper usare ciò che abbiamo intorno, a partire dalla nostra mente.Un consiglio pratico: non si tratta di gettare lo smartphone nel cestino dei rifiuti e nemmeno di castrare le potenzialità di comunicare con chiunque, visto che internet e la telefonia mobilehanno concretizzato la teoria dei 6 gradi di separazione di Stanley Milgram (ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari), ma di imparare ad usarlo, metaforicamente come si fa con un coltello, che si usa per tagliare il cibo ma non per farsi o fare del male. E’ necessario che l’interazione diretta, più difficile e complicata, non sia progressivamente sostituita da quella indiretta, meno impegnativa e compromettente”.
Il portale Flurry Analytics, in un nuovo rapporto pubblicato dal Washington Post, ha inoltre tracciato l’identikit dei mobile-dipendenti: sono più le donne (52%) che gli uomini (48%), provengono principalmente dalle fasce di età 18-24 (49%), 35-54 (40%) e 13-17 (25%) e si interessano principalmente di sport, automobilismo, giochi ed educazione. Ancora più preoccupante la teoria elaborata degli studiosi americani: “Le persone non sono solo abituate al mobile, ma si aspettano che i loro telefonini siano in grado di far fronte a quasi qualunque compito e necessità comunicativa”.
Ma quali vantaggi porta la scelta di liberare le proprie mani dagli oggetti tecnologici mobili? Oltre ad aumentare notevolmente le possibilità di socializzazione e interazione con le altre persone (90%), per l’81% degli esperti diminuire drasticamente l’utilizzo dello smartphone aumenta la produttività sul luogo di lavoro, appiana le tensioni (76%)favorisce la serenità nei legami famigliari e sentimentali (73%) e dà la possibilità di scoprire nuove passioni e coltivare nuovi hobby avendo più tempo libero a disposizione (68%). 
Per i casi più patologici sono nati anche hotel dove vivere una vacanza all’insegna della “digital detox”, ovvero la disintossicazione dalla tecnologiaL’Hotel Monaco di Chicago ad esempio, offre ai propri clienti la possibilità di fare il check-in con modalità “black-out”, ovvero lasciando tutti i propri gadget tecnologici in reception per tutta la durata del soggiorno. Gli ospiti del Westin di Dublino invece devono lasciare ogni tipo di device mobile nella cassetta di sicurezza dell’hotel e viene fornito loro un kit di sopravvivenza che include un gioco da tavolo, la mappa della città e un set da giardinaggio. Infine grande successo in queste settimane per la spiaggia di Eco del Mare a Lerici, in Liguria, la spiaggia più silenziosa d’Italia visto che… non c’è campo: zero stress, zero squilli e spazio alla socializzazione tra le persone
ECCO INFINE IL DECALOGO PER BATTERE LA “SINDROME DI CAPITAN UNCINO” STILATO DAGLI ESPERTI:
1. MANGIARE UN GELATO IN COMPAGNIA E’ UN ‘ANTIVIRUS’
E’ importante crearsi dei momenti “antivirus”, da dedicare completamente ad attività che rendano possibili incontri reali come mangiare un gelato o iscriversi in palestra, le mani saranno libere di interagire con gli altri.

2. LA PAROLA D’ORDINE E’ RESISTERE
Resistere all’impulso di controllare ossessivamente lo smartphone causa un progressivo distacco da una realtà parallela: in questo modo sarà possibile dare spazio a nuove abitudini, ricablando le connessioni del nostro cervello. 

3. SU LA TESTA
Aprire gli occhi e alzare lo sguardo, incontrare l’altro senza filtri e lasciarsi trasportare dai sensi per riscoprire le emozioni reali. E’ necessario riscoprirsi osservatori, lasciare un po’ da parte il narcisismo per poter godere dello spettacolo della realtà. 

4. SFRUTTARE TUTTI I 5 SENSI
Lasciarsi emozionare dai colori, gli odori, vivere un’esperienza metropolitana che coinvolga tutti i sensi, tra cui anche il tatto può aiutare a rinunciare all’utilizzo dei dispositivi mobile e tornare ad assaporare la bellezza che ci circonda. 

5. GO OFFLINE
Concretamente è la soluzione che scioglie ogni residua difficoltà. Individuare i momenti in cui spegnere il cellulare per dedicarsi completamente all’ambiente e alle persone: a tavola, in spiaggia, con il partner o durante il lavoro. 

6. OLD BUT GOLD
A volte gli strumenti tradizionali aiutano a “liberare le mani” dalla tecnologia: ad esempio utilizzare un orologio da polso o una normale sveglia permette di evitare di dover continuamente affidarsi telefono per conoscere l’ora e alzarsi dal letto. 

7. INCONTRARSI EVITA BRUTTE SORPRESE
La relazione face-to-face è quella che struttura il rapporto sociale e consente di conoscere realmente l’altro ed evitare brutte sorprese; come quando si incontrano amici conosciuti online sui quali si erano fatte aspettative sovrastimate. 

8. UN OSTACOLO… PUO’ AIUTARE
Creare un vero e proprio percorso ad ostacoli può essere utile per scoraggiare un uso compulsivo dello smartphone. Ad esempio inserire un codice di sicurezza o eliminare le app che creano più dipendenza può aiutare a rompere le routine tecnologiche. 

9. AFFIDARSI AL “BATCH PROCESSING”
Se è necessario guardare il telefonino è possibile utilizzare “batch processing”, che consiste nel concentrare in un unico momento più attività, avendo più tempo a disposizione da dedicare alle altre mansioni o alle relazioni sociali. 

10. UN’APP CHE AIUTA A FARE A MENO DELLE APP
Per gli irriducibili del cellulare tra le mani è stata creata iDont, un’app che, dopo aver sottoposto l’utente ad un test che calcola il grado di dipendenza da smartphone, controlla il dispositivo e, in seguito ad un certo utilizzo, ne blocca le funzioni.


Si ringrazia per l'articolo l'ufficio stampa Nestlé

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