mercoledì 22 luglio 2015

LA VITAMINA DEL SOLE CHE FA BENE AL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

Uno sguardo alla vitamina D oltre il benessere delle ossa 
di Dante Bianchi -  Biologo, giornalista scientifico - alimentazione-nutrizione.net

Vitamina D - Shutterstock 

Il Sole stimola la ricerca di quella sfumatura bronzea che regala un aspetto più sano e più bello. Tuttavia ogni anno sorgono dubbi su quale sia il prezzo da pagare in termini di salute, soprattutto di fronte alle raccomandazioni dei dermatologi che mettono in guardia dal rischio di tumori alla pelle. Ma la stella più vicina se approcciata con cautela e mezzi appropriati, come le creme solari, può diventare una valida alleata per la salute dell'organismo. 

OCCHIO AI RAGGI SOLARI

La cute ha senz'altro bisogno di essere schermata, se si desidera passare decine di minuti sullo sdraio senza dolorose e dannose conseguenze, e allo stesso tempo ha anche la necessità di radiazioni solari per poter produrre la vitamina D. In particolare per la conversione del colesterolo (7- deidrocolesterolo) a previtamina D3 è necessaria la radiazione UV-B. Ma non è finita, prima di avere una molecola in forma attiva servono ancora due "soste": ovvero un passaggio nel fegato e uno nei reni. Infine si ha la 1,25-diidrossivitamina D3, la molecola in forma attiva che svolge svariati ruoli di regolazione in altrettanti distretti dell'organismo.

LA VITAMINA D 

In questi ultimi anni si discute e si pubblica molto in ambito scientifico sulla vitamina D. Per essere pignoli bisognerebbe chiamare ormone questa sostanza che nasce con l'aiuto del Sole e che mette in moto, come suggerisce l'origine del greca del nome, una vastissima serie di meccanismi biologici. 

Similmente a un direttore d'orchestra che guida i suoi strumentisti, il calcitriolo (altro nome della forma attiva) è in grado di dirigere, o meglio di modulare, una buona quota del genoma umano e di regolare numerosi meccanismi coinvolti nel metabolismo. Per esempio la vitamina D regola lo stato di salute dell'osso, entra in gioco nelle patologie cardiovascolari e oncologiche, nella sindrome metabolica, nella risposta immunitaria alle infezioni e nelle malattie autoimmuni. 
Fino a non molti anni fa la vitamina vantava una notevole considerazione in relazione al metabolismo osseo, infatti livelli scarsi determinano quadri clinici come l'osteomalacia e più precisamente nei bambini il rachitismo (deformazione ossea dovuta a una scarsa mineralizzazione dello stesso). 

LA SCOPERTA 

Nel 1919 il pediatra tedesco Kurt Huldschinsky tentò con successo l'impiego della luce ultravioletta, ottenuta da lampade ai vapori di mercurio, nel trattamento del rachitismo. Importante fu anche il contributo di Edward Mellanby e Elmer McCollum che stabilirono l'azione antirachitica dell'olio di fegato di merluzzo che conteneva un non meglio precisato fattore alimentare accessorio in concentrazione rilevante. McCollum coniò il nome di vitamina D per questa sostanza presente negli epatociti del pesce. Fu la quarta vitamina scoperta dopo la A, la B1 e la C. Tuttavia il beneficio dei raggi solari era già noto. Infatti nel 1902 Auguste Rollier fondò un centro elioterapico a Leysin in Svizzera. Il sanatorio alpino ospitava soggetti affetti da tubercolosi e la terapia consisteva nell'esposizione dei pazienti alle radiazioni solari, all'epoca l'unica arma terapeutica efficace per contrastare l'infezione da Mycobacterium tuberculosis. Si è scoperto in seguito che la vitamina D svolge un ruolo importante nel modulare la risposta del sistema immunitario, potenziandolo col fine di annientare l'agente infettivo.

Considerato il coinvolgimento di questa fondamentale molecola in numerosissimi meccanismi di regolazione gli studi negli ultimi anni si sono intensificati e ne sono stati prodotti a migliaia. Il dato incontrovertibile che ne deriva è l'assoluta necessità di vitamina D. La RDA (Recommended Daily Allowance o Dose Giornaliera Raccomandata) è di 15 mcg/giorno per gli adulti dai 19 ai 70 anni e di 20 mcg/giorno dai 71 anni in quanto la capacità di sintesi negli anziani è ridotta. Mentre il Micronutrient Information Center del Linus Paulig Insitute, al fine di sfruttare tutte le potenzialità della molecola e non solo il suo supporto per la salute delle ossa, raccomanda 50 mcg/die di vitamina per gli adulti in salute. Invece il limite di tossicità è fissato a 100 mcg/giorno.

GLI ALIMENTI RICCHI DI VITAMINA D

Tuttavia non sono molti gli alimenti che la contengono. In grande quantità si trova nell'olio di fegato di merluzzo, nelle carni di alcuni pesci grassi (aringhe, salmoni, sardine), nei funghi che sono stati esposti al sole e in misura minore è presente anche nelle uova e nei formaggi. Va aggiunto che il contributo di vitamina D derivante dalla dieta si attesta su un 10%-20% mentre la parte cospicua è quella che proviene dall'elaborazione del 7-idrocolesterolo negli strati più profondi dell'epidermide grazie alla luce. Nello specifico, per raggiungere tale profondità è necessaria una radiazione sufficientemente energetica che consenta di penetrare la barriere più superficiale della pelle. I raggi UV-B posseggono questa energia ed è perciò che l'esposizione al Sole, soprattutto in una fascia oraria compresa tra le 10.00 e le 14.00, diventa fondamentale per aumentare la concentrazione di Vitamina D nell'organismo. Non serve eccedere.

Bastano pochi minuti di Sole al giorno - Shutterstock



BASTANO 5-10 MINUTI AL GIORNO DI SOLE 

Il lavoro di Michael Holic pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition sostiene che circa 5-10 minuti al giorno, avendo esposti braccia e gambe o mani, braccia e volto, per 2 o 3 volte la settimana insieme a una dieta che ne contempli l'assunzione, sono una buona condotta per mantenere livelli sufficiente di vitamina D. Inoltre la pigmentazione cutanea (pelli più scure impiegano più tempo a produrre la previtamina D), la latitudine, il grado di esposizione al Sole, la stagione, il momento della giornata, il grado di inquinamento, il fattore di protezione dei filtri solari, l’altitudine e le condizioni atmosferiche sono variabili che influiscono sulla sintesi della vitamina. Stare troppo tempo esposti ai raggi ultravioletti non ne aumenta notevolmente la concentrazione poiché subentrano meccanismi di compensazione per evitare un eccessivo accumulo. 

Quindi se si optasse per una abbondante doccia di Sole è bene sapere che i livelli plasmatici di questa straordinaria molecola non crescerebbero proporzionalmente al tempo trascorso. Diversamente è raccomandata prudenza e l'impiego di adeguate creme solari.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

È utile aggiungere che ci sono esami specifici (sangue ed urine) per capire se il nostro corpo produce sufficiente vitamina D. Per la prevenzione di osteoporosi in vecchiaia bisogna fare una MOC (densitometria ossea) di controllo e esami vitamina D e Calcio. Molti assumono Calcio senza verificare i livelli di vitamina D ignorando il fatto che il Calcio non può essere fissato nelle ossa in assenza di sufficienti livelli di vitamina D. I primi controlli andrebbero effettuati intorno ai 45 anni d'età.

Anonimo ha detto...

È utile aggiungere che ci sono esami specifici (sangue ed urine) per capire se il nostro corpo produce sufficiente vitamina D. Per la prevenzione di osteoporosi in vecchiaia bisogna fare una MOC (densitometria ossea) di controllo e esami vitamina D e Calcio. Molti assumono Calcio senza verificare i livelli di vitamina D ignorando il fatto che il Calcio non può essere fissato nelle ossa in assenza di sufficienti livelli di vitamina D. I primi controlli andrebbero effettuati intorno ai 45 anni d'età.