mercoledì 29 luglio 2015

COSÌ L'AGOPUNTURA PROTEGGE DALLO STRESS

Pochi giorni fa il Time ha pubblicato un articolo in cui si descriveva uno studio scientifico condotto su alcuni  ratti che dimostrava come l'elettroagopuntura (una tecnica ibridata dall'agopuntura) possa proteggere dallo stress indotto. Lo studio, pubblicato su Pubmed e sul Journal of Endocrinology è stato condotto da alcuni ricercatori del Dipartimento di farmacologia e fisiologia del Georgetown University, che ha provato ad allestire un esperimento per verificare se effettivamente l’agopuntura agisca sui meccanismi di risposta dell’organismo allo stress, una reazione fisiologica selezionata dall’evoluzione per rispondere a situazioni di emergenza, ma che, a causa di stimoli continui, diventa cronica, dando vita a una serie di patologie più gravi.

Medico pratica l'agopuntura a una paziente - Shutterstock

"New research on acupuncture in animal models suggests that the ancient Chinese therapy stimulates the same biologic pathways activated by pain and stress, similar to the way drugs work in humans" 
È quanto si legge in questi giorni su una news della Georgetown University School of Nursing and Health Studies, in cui si spiega come i risultati siano stati ottenuti da uno studio a doppio cieco su gruppi di ratti di laboratorio.
 
In effetti i loro risultati, pubblicati sul Journal of Endocrinology, sembrano offrire un ulteriore fondamento biologico a questa antica disciplina, una delle poche, tra le cosiddette "medicine complementari", a trovare continue conferme da parte della medicina cosiddetta "occidentale". 

dott. Mauro Cucci
Il dott. Mauro Cucci
Abbiamo chiesto a uno dei maggiori esperti in Italia di questa disciplina, il dott. Mauro Cucci, medico, specializzazione in neuropsichiatria infantile e direttore e docente presso l'Istituto Superiore di Agopuntura, cosa pensa di questo studio e quali importanti conseguenze può avere nella diffusione di questa antica disciplina medica. 


PERCHÉ  È IMPORTANTE  QUESTO STUDIO

In un mondo in cui più di un terzo della popolazione mondiale non ha accesso a cure mediche, lavori come questo hanno il merito di ricordare che, oltre alla medicina occidentale, gestita ormai più da criteri economici che scientifico-salutisti, esistono altri approcci possibili al problema della tutela della salute. L’aspetto importante, in questo caso sono le fonti che hanno dato spazio a questa notizia. Tutte qualificate e non imputabili di visioni di parte. In realtà, per il mondo dell’agopuntura non c’è niente di nuovo. Da anni sappiamo che funziona molto bene sull’ansia come su molte altre patologie di pertinenza neuropsichiatrica. È però significativo che venga dimostrata la sua efficacia, anche se solo a livello sperimentale su animali, con prove valide a livello scientifico.


CI SONO ALTRI STUDI IMPORTANTI (PEER REVIEW) SULLA DISCIPLINA MEDICA DELL'AGOPUNTURA?

La scarsità di studi sull’agopuntura è una autentica bufala! Esistono documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che da decenni affermano proprio il contrario. Una pubblicazione prodotta nel 2003 afferma in merito “niente di più falso, basterebbe consultare le più comuni banche dati”. Certo produrre lavori scientificamente validi non è così semplice. Occorrono fondi adeguati, ricercatori e strutture all’altezza e casistiche sufficientemente ampie, ma questo vale anche per la medicina ortodossa, che spesso non brilla per limpidezza e neutralità scientifica. Si potrebbero citare migliaia di esempi in cui, sembrerebbe prevalere l’interesse economico su quello etico-scientifico. Quindi, e mi scuso se mi sono dilungato troppo, la risposta è “assolutamente si! Esistono numerosissimi lavori sulla materia. E molti sono decisamente validi.


DA QUANTI ANNI INSEGNA AI MEDICI QUESTA DISCIPLINA? 

Io mi occupo di agopuntura da quando mi sono iscritto all’Università e la insegno dal 1992. Dopo varie esperienze, nel 2002, insieme ad un gruppo di amici e colleghi, ho fondato l’Istituto Superiore di Agopuntura di cui sono il Direttore.


QUALI SONO LE CARATTERISTICHE E LE DIVERSITÀ (SE VE NE SONO) DELLA MEDICINA CINESE E DELL'AGOPUNTURA RISPETTO A QUELLA "OCCIDENTALE"? 

La Medicina Tradizionale Cinese, e l’agopuntura in particolare, considerano l’essere umano come parte integrante della natura che lo circonda e quindi ritengono lo stato di buona salute come una condizione di armonia interna ed esterna che va mantenuta e/o ristabilita nel rispetto di questa globalità. Tra l’altro questi assunti, concepiti migliaia di anni fa, sono perfettamente in linea con il primo articolo dello statuto dell’OMS: “La buona salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non consiste soltanto nell’assenza di malattie o infermità”. Anche la medicina occidentale nacque con gli stessi presupposti, ma, nei secoli, prevalse il modello meccanicistico, che considera l’essere umano come un insieme di apparati che quasi non dialogano tra loro, il malato come un organo che “funziona male”e, di conseguenza, la necessità di protocolli terapeutici uguali per tutti. Nonostante le più tenaci resistenze ancora presenti nel mondo accademico e farmaceutico questo modello comincia a scricchiolare. A partire dai lavori di Freud tra il IXX ed il XX secolo, per continuare con la medicina psicosomatica, la PNEI ed infine la “mappatura” del patrimonio genetico umano, il DNA, appare sempre più evidente, e non più ignorabile che ogni essere umano è un “pezzo unico” e che quindi la tutela della sua salute deve seguire percorsi globali ed personalizzati. 

IN ITALIA CHI PUÒ ESERCITARE L'AGOPUNTURA? E CHI PUÒ FREQUENTARE I VOSTRI CORSI? 

Per la Legge italiana l’agopuntura è un “atto medico”. Può essere quindi praticata soltanto da laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione medica. Possono quindi iscriversi ai nostri corsi medici, odontoiatri e studenti iscritti agli ultimi anni della facoltà.


RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI FANNO DEL VOSTRO ISTITUTO UNO TRA I PIÙ AUTOREVOLI. COME È STATO POSSIBILE? 

Sappiamo che il nostro Istituto, negli anni sta acquisendo un prestigio sempre maggiore, ma non abbiamo mai sostenuto questa tesi, né preteso di essere i migliori. Noi abbiamo sempre cercato offrire la nostra proposta didattica con umiltà e competenza. Cerchiamo di proporre il modello dell’agopuntura come uno strumento che possa arricchire il bagaglio professionale del medico moderno e mai come qualcosa di alternativo a ciò che i colleghi hanno imparato all’università. Perseguiamo quindi l’integrazione delle due scuole di pensiero cercando di dimostrare che la Medicina Tradizionale Cinese, al di là del suo gergo simbolico, propone un modello rigorosissimo, fondato su regole logico-matematiche, che sono perfettamente coincidenti con le più moderne acquisizioni scientifiche. In genere questo colpisce molto positivamente i nostri “nuovi allievi” e forse è proprio questa la chiave del successo che ci attribuisce la sua domanda.




3 commenti:

marcozambi ha detto...

Sono molto perplesso che un sito che dovrebbe operare una seria e documentata divulgazione scientifica dia spazio e credito ad uno studio pubblicato su una rivista dal bassissimo impact factor (3.7 ad oggi) e che riguarda l'agopuntra, una disciplina tradizionale fondata su concetti che non hanno alcun riscontro scientifico (per esempio, non vi sono prove scientifiche dell'esistenza del "qi" o dei "meridiani").

astroalex ha detto...

Suggerisco di leggere il paper originale qui.

Già da una prima lettura si evince che:
- NON si sta affatto testando l'agopuntura, ma l'elettro-agopuntura. Ovvero un ibrido tra la stimolazione nervosa transcutanea (TENS) e la scelta del punto in cui applicarla in base alle mappe dell'agopuntura. Quindi, di suo, questo studio nulla ci dice sull'agopuntura in SE'. Sarebbe stato interessante, ad esempio, introdurre un ulteriore gruppo sperimentale cui somministrare agopuntura "classica" (quella per cui un sacco di persone nel mondo pagano fior di quattrini, per intenderci!) e confrontare i risultati con quelli dell'elettro-agopuntura.
- Da nessuna parte nell'articolo si parla di protocollo in cieco. E sappiamo bene quanto, in questo genere di studi (come in qualsiasi altro, del resto!), ciò sia di fondamentale importanza per non invalidare a priori l'attendibilità dei risultati.
- Le dimensioni dei campioni sono veramente piccole, così come la scelta dei gruppi di controllo è discutibile: perché un solo gruppo di controllo? Perché non provare più gruppi di controllo con aghi inseriti in parti diverse, in modo da poter escludere un semplice "effetto minor fastidio"?
- I grafici 6B e 6C sono identici, sebbene si riferiscano a differenti esperimenti. Un "typo"? Possibile. Ma il punto è: possibile che nessuno dei peer-reviewers l'abbia notato??
- A prescindere dalle debolezze metodologiche evidenti, gli effetti rilevati sono comunque risibili in termini di magnitudine.

Ergo, le conclusioni tratte su questo blog e nel corso dell'intervista sono da rigettare.

E questo solo sulla base di un'analisi rapida ed essenziale dell'articolo. Per non parlare poi, della sterminata letteratura scientifica che continua a dimostrare che - quando il protocollo sperimentale è fatto bene - l'agopuntura è sovrapponibile al placebo...

Redazione Gravità Zero ha detto...

Rispondiamo ad Astroalex.

La risposta del Dott. Cucci.
Possiamo anche glissare sulla differenza tra agopuntura ed elettroagopuntura. In realtà non si parla di un’unica disciplina, ma di svariate tecniche, che vanno dalla stimolazione elettrica dei punti di agopuntura a mille altre forme che si avvicinano molto alla TENS (Stimolazione Nervosa Transcutanea) e che non hanno un approccio né energetico, né orientale.

La risposta della redazione
Il Time, che non è propriamente un giornaletto di provincia, usa il termine agopuntura per identificare tutta una gamma di discipline derivate. Si tratta di una scelta editoriale. Se può farlo il Time perché non possiamo farlo anche noi? In ogni caso l'osservazione del lettore non è del tutto fuori luogo, e per evitare fraintendimenti abbiamo specificato nel testo la precisazione che si tratta di uno studio sull'elettroagopuntura.

Per le riflessioni sulla statistica risponde il Dott. Walter Caputo

Da nessuna parte nell'articolo si parla di protocollo in cieco
RISPOSTA. il gruppo di controllo è stato predisposto, quindi perché preoccuparsi del protocollo? Utilizzare tanti gruppi di controllo non avrebbe molto senso: come si farebbe poi a decidere l'esito finale? Ad esempio se su 4 gruppi di controllo c'è un esito e sugli altri 8 un altro, cosa si fa? Il gruppo di controllo, deve essere unico (sebbene debba essere estratto a caso).

Le dimensioni dei campioni sono veramente piccole
R. Le dimensioni del campione non sono piccole "in assoluto", nel senso che non si tratta di un campione formato da 3 studenti (magari del docente che ha effettuato l'indagine...), ma di 42+38=80 topi. E c'è una procedura test, che serve appunto ad estendere - con un determinato livello di confidenza - alla popolazione i risultati ottenuti dal campione. La statistica inferenziale (che è una branca della matematica) è stata inventata proprio per questo, per evitare che un'indagine statistica costasse 1 miliardo di euro e durasse 2 decenni. D'altronde, certo: perché non prendere 800 topi invece che 80? allora perché non 800000? Più il campione è grande, più esso approssima la popolazione da cui è stato estratto, più i risultati diventano attendibili.

I grafici 6B e 6C sono identici
R. I grafici 6B e 6C NON sono identici.

A prescindere dalle debolezze metodologiche evidenti, gli effetti rilevati sono comunque risibili in termini di magnitudine.
R. i risultati - ad un livello di confidenza del 5% - sono significativi, poiché caratterizzati da un p-value inferiore a 0,05.

Le conclusioni tratte su questo blog e nel corso dell'intervista sono da rigettare
R. La scienza non può dire nulla di assoluto e definitivo su alcunché: le conclusioni della scienza sono sempre provvisorie, ovvero valgono finché uno studio non dimostra il contrario. Quindi, non prendiamo le parti di nessuno (né a favore, né contro), ma aspettiamo, osserviamo, confrontiamo ed analizziamo.