mercoledì 17 dicembre 2014

ORIENTARSI NEL MERCATO DEL LAVORO

È stato presentato oggi il IV Rapporto "Orientarsi nel mercato del lavoro 2014”, la pubblicazione che sintetizza le principali informazioni provenienti da diverse fonti sulla condizione occupazionale dei laureati classificate in 10 aree scientifico-professionali.




Nel corso della presentazione sono intervenuti la prof.ssa Adriana Luciano, Delegata del Rettore per l’Orientamento, Tutorato e Placement e per i collegamenti con il mondo del lavoro, Stefano Serra,Vice Presidente Comitato Piccola Industria Unione Industriale di Torino, Giovanni Fracasso, Presidente Gruppo SETI Servizi e terziario innovativo Unione industriale di Torino e Luca Dal Pozzolo, Fondazione Fitzcarraldo.



L’analisi “Orientarsi nel mercato del lavoro 2014” consente di:
  • mettere a confronto le preferenze dei giovani che si manifestano nell’andamento delle immatricolazioni e nei flussi di uscita dei laureati con l’andamento dell’occupazione nelle diverse aree professionali.
  • mettere in relazione le performance dei laureati dell’Università di Torino con la posizione occupazione dei giovani laureati (entro i 35 anni) rilevata dall’Indagine sulle Forze di lavoro nelle regioni del Nord Italia.
  • identificare problemi di eventuale utilizzo sub-ottimale dell’alta formazione nel mercato del lavoro e eventuali disallineamenti tra le competenze previste come obiettivi formativi nei corsi di laurea e quelle richieste nelle occupazioni di sbocco.
  • osservare gli effetti della crisi che si protrae ormai da anni nel mercato del lavoro delle diverse aree professionali.

In tutte le aree si colgono segni di contrazione dell'occupazione e di crescita dell'occupazione. Anche l'area delle Scienze della salute che tradizionalmente presenta le migliori performance nel mercato del lavoro ha visto diminuire l'occupazione e aumentare la disoccupazione di 3 punti percentuali, ridursi i contratti a tempo indeterminato e aumentare il lavoro autonomo, non sempre sintomo di buona occupazione.

Nell'area delle Scienze matematiche fisiche e naturali, dal 2010 ad oggi il tasso di occupazione è diminuito di ben 5 punti percentuali, sono diminuiti i contratti a tempo indeterminato e si segnalano anche sintomi di sottoutilizzazione delle competenze.

Nell'area delle Scienze della vita, è maggiore la tenuta dell'occupazione ma in 4 anni è aumentata di 10 punti la percentuale di coloro che non svolgono occupazioni coerenti con il loro titolo di studio.
L'area delle Scienze economiche e gestionali che è una delle aree a cui afferisce un elevato numero di iscritti, pur avendo una solida identità disciplinare e professionale continua a mostrare segnali di utilizzo sub-ottimale delle competenze acquisite e di scarsa comprensione da parte della domanda delle differenze esistenti tra lauree triennali e magistrali, problema che si registra anche in altre aree ma che può manifestarsi in maniera più evidente proprio nelle aree in cui l’offerta di lavoro ha dimensioni più rilevanti, come in quella economica. Con il perdurare della crisi .l'occupazione è diminuita di 3 punti in 4 anni e la disoccupazione è aumentata di 3 punti.

L'area delle Scienze giuridiche, politiche e sociali ha risentito in misura minore della crisi occupazionale ma sembrano peggiorare le condizioni di lavoro: meno contratti a tempo indeterminato, minore coerenza tra titolo di studio e occupazione. In una parola, laureati più flessibili ma più precari e sottoutilizzati.

L'area umanistica e artistica soffre storicamente di un inadeguato sviluppo dell’economia della cultura che rende l’ingresso nel mercato del lavoro non particolarmente facile. E la crisi ha fatto nettamente peggiorare la condizione occupazionale dei laureati. I disoccupati superano il 16%. Gli occupati coerenti sono passati dal 67 al 60%. I contratti a tempo indeterminato sono diminuiti in 4 anni di 15 punti percentuali.

L'area educativa e dell'insegnamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, che è anche l'rea in assoluto più femminilizzata dell'Ateneo, ha retto meglio a questi lunghi anni di crisi. L'occupazione si è ridotta di soli due punti percentuali e la disoccupazione è addirittura diminuita di qualche decimo di punto. Aumenta, tuttavia la precarietà del lavoro e, soprattutto nel settore educativo, le retribuzioni sono decisamente basse.

In sintesi: la crisi sta mettendo a nudo la debolezza della domanda di lavoro altamente qualificato non solo nel settore industriale ma anche nell'area dei servizi alle imprese e nel settore culturale. I tagli della spesa pubblica nel settore sanitario e in quello educativo ancora non hanno avuto effetti significativi sull'occupazione dei giovani laureati ma già si colgono primi segnali di cedimento.
La promessa di una transizione verso una società della conoscenza sembra dunque allontanarsi e gli sforzi che l'Università sta compiendo per rendere la propria offerta formativa sempre più coerente con obiettivi di sviluppo sostenibile del nostro territorio rischiano di non incontrare nel mondo delle imprese e nella Pubblica Amministrazione gli interlocutori che possono rendere davvero fruttuosi questi sforzi.

La guida "Orientarsi nel marcato del Lavoro" è scaricabile da questo link.

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