sabato 13 dicembre 2014

LABORATORIO DI COMUNICAZIONE FRA RICERCATORI E IMPRENDITORI ALLA FIERA DELL'INNOVAZIONE

Perché sapere comunicare è importante per chi fa ricerca e per chi fa impresa? Come deve essere la comunicazione della ricerca fra i ricercatori e le imprese? E come stabilire un flusso proficuo di conoscenza per un’impresa innovativa? 

Si è concluso ieri  l’atteso appuntamento con la “Fiera dell’Innovazione”, arrivata alla sesta edizione, organizzata dall’Università del Salento, negli spazi del Monastero degli Olivetani (viale San Nicola, Lecce). Qui il nostro articolo.


Il Prof. Stefano De Rubertis, ha coordinato il laboratorio di comunicazione che giovedì scorso ha affrontato la relazione fra ricercatori e imprenditori, e come stabilire un flusso proficuo di conoscenza per un'industria competitiva. 

Sono intervenuti  Claudio Pasqua, imprenditore e giornalista di Gravità Zero, e Giampiero Corvaglia imprenditore nel settore ambientale, Axa Servizi Ambientali Lecce, e Axa Cultura Lecce e Cristina Mangia,  ricercatrice presso il CNR –ISAC, e presidente dell'Associazione Donne e Scienza. 



Riprese a cura di www.salentoweb.tv - Pagina Facebook - Twitter

Gli argomenti di cui si è parlato nel padiglione Chirico riguardano la comunicazione da instaurare tra ricerca e impresa. Claudio Pasqua, imprenditore e giornalista, presenta una panoramica globale della comunicazione 2.0 attiva oggi ma poco conosciuta e utilizzata.

Scopo della giornata è aiutare chi lavora nel mondo della ricerca a comunicare i contenuti e l'importanza del suo lavoro o del proprio campo di studi, dando spunti per approfondire i concetti e gli strumenti base della comunicazione pubblica della scienza, della tecnologia e degli spin-off di impresa.  

I progetti di ricerca si fermano ad un certo punto. Perché? perché l'imprenditore non ha possibilità di fare un'analisi sui progetti, il suo obiettivo è risolvere un problema. È necessario azzerare la distanza tra ricerca e impresa anche attraverso l'utilizzo di portali specifici: conoscete ad esempio il modello Open Innovation e Nine Sigma?
"Oggi la comunicazione viene considerata universalmente una funzione strategica da aziende e organizzazioni governative e non governative che abbiano la necessità di inte- ragire con il sistema sociale. Una buona comunicazione le identifica, le legittima, permette loro di guadagnare il consenso del pubblico e dei finanziatori".

"I motivi per imparare a comunicare sono tanti: dal sapere a come rispondere alla richiesta di un giornalista, a essere abili nel discutere e controllare gruppi di pressione, dal presen- tare le proprie attività a imprese, istituzioni locali o altri possibili finanziatori a sapere come collaborare con l'ufficio stampa della propria istituzione.
La comunicazione genera approvazione sociale che è il presupposto per quello politico. In assenza di consenso si rischia di generare una informazione sbagliata che danneg- gia chi fa ricerca e sviluppo. Come insegna la vicenda OGM ad esempio, in cui la politica non può fare altro che seguire l'orientamento degli elettori, per quanto irra- gionevole possa essere. In generale una formazione di base in comunicazione è sempre più considerata necessa
ria per chi lavora in ambito scientifico o di ricerca. Nel Regno Unito, ad esempio, la maggior parte dei Reserch Council offre ai dottorandi alcuni giorni di formazione su comunica-zione e media, mentre nelle università come vengono proposti corsi di laurea completi. Negli Stati Uniti a provvedere ci pensa soprattutto la American Association for the Advan- cement of Science e il Scientist' Institute for Public Information". 
"Vediamo tuttavia come la comunicazione non sia priva di rischi, e abbiamo esaminato alcuni case study di centri di ricerca di eccellenza e casi invece in cui la comunicazione ha sortito un effetto contrario, creando importanti danni di immagine".

Da sx: Stefano De Rubertis, Claudio Pasqua, Giampiero Corvaglia, Cristina Mangia

Abbiamo poi ascoltato il parere dell'imprenditore Giampiero Corvaglia, che ha raccontato la sua esperienza d'impresa sia nella comunicazione che nel settore ambientale. "Da sempre manifesto questo distacco tra ricerca e impresa, oggi più di ieri. Negli anni '90 si puntava alla quantità e non alla qualità, oggi le esigenze sono cambiate e il dialogo è fondamentale".

La comunicazione in Rete, inoltre, è la migliore per promuovere la propria azienda. Il linguaggio del Web e dei Social Network al passo coi tempi, veloce, senza limiti e a basso costo. Tutto ciò rappresenta la carta vincente da giocare, perché servono sicuramente le iniziative, anche a livello nazionale, per mettere in bella mostra le "eccellenze", ma bisogna andare oltre, adottare una "nuova strategia", che oltrepassi i confini geografici. E l'Università può dare un segnale positivo in questo. 

Promuovere una maggiore presenza femminile nella ricerca e nella tecnologia è il tema dell'intervento di  Cristina Mangia (ricercatrice del Cnr, dell'associazione "Donne e Scienza") ha presento le  prospettive dal progetto STReGa (Scienza, tecnologica, ricerca: generi e accesso): un'iniziativa nata dalla collaborazione tra l'Università del Salento (Dipartimento di Matematica "Ennio De Giorgi") e l'Associazione "Donne e Scienza", e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali all'interno di un "Piano di azioni positive" volto a promuovere l'occupazione femminile. 

Il progetto si pone, dunque, come obiettivo quello di accrescere la presenza femminile nel campo della ricerca scientifica e tecnologica agendo in maniera integrata su due fronti:

- quello dell’accesso da parte delle donne agli organismi decisionali della ricerca scientifica e tecnologica, intervenendosui meccanismi che portano all'esclusione delle donne e al conseguente divario tra presenza maschile e presenza femminile nel panorama scientifico;

- quello della formazione scolastica, dove si costruiscono le vocazioni scientifiche, perché, se si vuole raggiungere l’obiettivo di accrescere la rappresentanza femminile nei luoghi decisionali del settore scientifico-tecnologico è necessario agire su ragazze/donne non ancora “allineate” o non ancora “selezionate” in quanto “aderenti” ad una visione della scienza coerente con i modelli perpetuati.





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