venerdì 10 ottobre 2014

IL PIÙ GRAVE PERICOLO PER L'UMANITÀ NON È L'ISIS MA LA SCIENZA?

Riderei sotto i baffi (se li avessi) nell'immaginare gli occhi strabuzzati sulle facce dei nostri più affezionati lettori di fronte a questo titolo quantomeno borderline. Infatti il titolo non è nostro ma liberamente ispirato a quello del gazzettino di Venezia, uscito oggi in edicola.

L'autore è Massimo Fini, un collega giornalista che, come apprendo da Wikipedia, è nato a Cremeno il 19 novembre 1943.

Scrittore, drammaturgo, attore e attivista italiano. Nel 2005 ha fondato il movimento politico Movimento Zero, ispirato ai principi di primitivismo, antimodernismo, decrescita e democrazia diretta.

Come prima cosa abbatto ogni pregiudizio, alimento la curiosità e mi informo. Non tanto su di lui ma sulla sua idea. Facendo sempre mio il motto del bi-Premio Nobel Marie Curie "Sii meno curioso della gente, e più curioso delle idee".

La realtà a volte supera la fantasia e nonostante l'articolo verta attorno a nomi autorevolissimi come Roberto Cingolani (che il collega liquida immeritatamente come "un aspirante"),  e il buon Edoardo Boncinelli (già mio docente) che ormai a fine carriera giustamente raccoglie i semi del suo genio... devo dire che al collega Fini non dò tutti i torti, perché l'idea, il concetto non è nuovo. Anzi, direi che è un po' datato. Si chiama Technophobe, Tecnofobia ed è la paura persistente, anormale e ingiustificata, anche se a volte razionale, della tecnologia. Perché di questo si tratta e non di scienza, che di per se non produce immediatamente e ne necessariamete applicazioni pratiche, ma conoscenza.   Il titolo andrebbe dunque perlomeno rivisto.

La tecnofobia è ststa rappresentata in diverse opere di finzione o cultura popolare peraltro nominate da Fini. Un esempio classico è il romanzo di Mary Shelley, Frankenstein, che è diventato un’icona della cultura popolare persino tra coloro che mai hanno letto il romanzo.
La caratteristica che accomuna i tecnofobi è quella di addossare tutte le colpe sull'umanità sugli oggetti inanimati. Come se un coltello,  un laser o un robot potessero incarnare in se stessi le azioni malvagie compute da un essere senziente piuttosto che essere utilizzate in maniera propositiva, ad esempio per  in medicina per la riabilitazione dei pazienti.

L'articolo non è nuovo, dicevo, tanto che riecheggiano ancora alcune recenti affermazioni di Elon Musk. Perché proprio il sunto dell'articolo sembra scaturire dalle ultime considerazioni, a pochi giorni di distanza,  di questo illuminante genio miliardario. 

Hollywood ha creato decine di blockbuster attorno all'idea dell'insano progresso, pensiamo alla serie Terminator, Io Robot, Matrix fino ai più moderni Surrogates e Transcendence.

Ovviamente il titolo del Gazzettino è una burla, una provocazione tecnofobica. Qualcuno ci ha creduto? 
Ma siamo seri: abbiamo mai visto uno scienziato o un ex ricercatore che abbia dominato il mondo? Così come spesso accade nei fumetti della Marvel? Se escludiamo (permettetemi la battuta) Angela Merkel?

Prendiamo ad esempio le figure dei più terribili dominatori del mondo, i più grandi dittatori, sterminatori del pianeta, e ci accorgeremo che spesso vantano nel loro curriculum poco più che la quinta elementare: Hitler, Pinochet, Ceaușescu e la moglie Elena (quarta elementare ma che simulò scoperte scientifiche per autocelebrarsi). Solo per fare alcuni nomi.

Siete ancora convinti che siano gli scienziati, dal tempo dei tempi, a dominare il mondo? 

Tuttavia, nonostante dovremmo fare un distinguo tra scienza e tecnica, nel comune denominatore di registi e autori cinematografici risiede l'idea che, nel futuro, la tecnologia riuscirà prima o poi a ritorcersi contro gli esseri umani.

Ma se fino ad ora solo l'idea poteva fare sorridere (come quel burlone di Verne che a fine ottocento scrisse un romanzo come "Dalla Terra alla Luna"), ciò è esattamente quello che ha affermato poche settimane fa Elon Musk, uno degli imprenditori, nonché miliardiario, di maggior successo a capo di Tesla e SpaceX.

Se lo dicessi io o Massimo Fini  la cosa finirebbe in una discussione tra amici da bar.

Ma Musk è uno degli uomini più influenti e intelligenti del pianeta e nel campo tecnologico  le sue compagnie ne sono uno specchio, la sua opinione sul futuro della tecnologia assume quindi un'importanza non certo indifferente, visto oltretutto che non è poi così rosea.

Nel corso del Vanity Fair New Establishment Summit l'imprenditore ha risposto così alle domande di Walter Isaacson sul futuro della tecnologia:

Se il progresso (portasse) a qualcosa come liberarsi dello spam tra le e-mail, anche per le macchine il miglior modo per liberarsi dello 'spam' sarebbe quello di sbarazzarsi degli umani...

Il problema non è quindi quello di creare macchine intelligenti e capaci a svolgere importanti compiti, quanto quello di dotare le intelligenze artificiali della capacità di migliorarsi. Nell'ultima domanda che Isaacson ha chiesto a Musk, in tono scherzoso, è quella che se in questo scenario apocalittico gli umani potranno fare affidamento sui suoi razzi SpaceX per scappare su Marte.
Musk ha risposto che in quel caso estremo allora le macchine saranno in grado di inseguirci in ogni dove.

Di seguito un estratto dell'intervento:






UN AGGIORNAMENTO sab 11 ottobre 2014 

E comunque, chi può, si legga questo interessante intervento dell'Economist sull'argomento


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