martedì 18 marzo 2014

RETT, GLI ANIMALISTI E LA RICERCA MEDICO-SCIENTIFICA

Alcuni giorni fa un gruppo di presunti animalisti ha ostacolato una raccolta fondi a favore della sperimentazione scientifica nei confronti della sindrome di Rett.

Rett è una sindrome che colpisce le bambine tra i 6 e i 18 mesi. Da piccolissime perdono le facoltà che avevano acquisito fino a quel momento. Smettono di parlare, di camminare e nel tempo hanno crisi epilettiche.

A Busto Arsizio, c'è un importante laboratorio, all'università degli Studi dell'Insubria. Sta studiando una cura e con una sponsorizzazione  avrebbero raccolto fondi per sostenerlo.

"I test sui topi hanno dato risultati incoraggianti, ma da molto tempo gli animalisti della Lav ci ostacolano. Protestano davanti al laboratorio di ricerca e anche questa volta, quando hanno saputo della nostra iniziativa, hanno lanciato un'altra offensiva" - spiega Rita Bernardelli, vice presidente di  ProRett Onlus.

DIAMO VOCE A CHI LAVORA PER LA RICERCA 

Pubblichiamo la lettera aperta dei ricercatori. Diamo spazio alla loro voce:

Siamo i ragazzi del laboratorio di epigenetica dell’Università dell’Insubria. Visto il dibattito apertosi in seguito alle vicende riguardanti la raccolta fondi destinata a Pro-Rett ricerca, che avrebbe dovuto tenersi durante la partita di pallavolo Unendo Yamamay Busto- Robur Tiboni Urbino, abbiamo pensato di dar voce ai nostri pensieri.

A noi sta a cuore la questione del rispetto degli animali: molti di noi hanno animali domestici ai quali siamo particolarmente affezionati; non siamo carnefici e non ci piace torturare gli animali. Per questo motivo, ci terremmo a sottolineare alcuni aspetti:

1. Non torturiamo gli animali. Al contrario, gli animali vivono in condizioni invidiabili. Il termine invidiabile non è utilizzato a caso: infatti, i diritti di cui godono topi e ratti da sperimentazione sono decisamente più elevati rispetto a quelli degli stessi animali nelle nostre case o peggio ancora di molti esseri umani. Vengono tenuti in gabbiette idonee, adagiati su una lettiera che viene cambiata tutti i giorni. Acqua e cibo sono sempre in esubero. Vivono a una temperatura controllata di 21°C (le rilevazioni della temperatura vengono eseguite tutti i giorni compreso il fine settimana). Godono di assistenza sanitaria, infatti vengono periodicamente controllati da un veterinario.

2. Non pratichiamo la vivisezione. Il sito della LAV riporta: “non tutti gli esperimenti prevedono la dissezione dal vivo, ma tutti sono cruenti e invasivi nei confronti degli animali. Per questo e per ragioni giuridiche, il termine vivisezione si usa come sinonimo più efficace del generico "sperimentazione animale". La vivisezione è una pratica illegale da svariati decenni, mentre la sperimentazione animale che pratichiamo nei nostri laboratori non lo è: per poterla praticare, abbiamo richiesto e ottenuto l’approvazione ministeriale, che viene concessa solo se vengono rispettati dei parametri tassativi imposti dalla normativa vigente. È chiaro che il termine vivisezione e le immagini di animali sofferenti siano più efficaci per smuovere l’opinione pubblica, ma ciò non deve trascendere l’uso corretto e obiettivo delle informazioni. Noi, volutamente, non utilizziamo immagini di bambine/i sofferenti, afflitti da terribili crisi epilettiche intrattabili farmacologicamente, per “sensibilizzare” l’opinione pubblica e non mostriamo la loro sofferenza e quella dei loro genitori, ma ci limitiamo a trattenerla nella nostra coscienza e nelle nostre mani, nella speranza che queste ultime, con il nostro lavoro, possano davvero essere utili.

3. Non guadagniamo dalla sperimentazione animale. Questo punto, per quanto riguarda la nostra piccola realtà, è totalmente privo di fondamento e addirittura offensivo. Chi ha mosso quest’accusa verso di noi dovrebbe anche spiegare in quale modo la sperimentazione animale all’interno di un Ente pubblico come l’Università possa costituire una fonte di guadagno.

4. L’importanza dell’Università. Senza la ricerca universitaria, spesso ritenuta “di base” e scollegata da quella farmaceutica, non ci sarebbero innovazioni e applicazioni. Per quanto l’utilizzo dell’animale possa essere considerato un sacrificio inutile, ci sentiamo di dire senza alcun timore che non lo è. Ad oggi non esiste alternativa, perchè per quanto la ricerca stia facendo passi da gigante, non è possibile mimare la complessità di un sistema vivente in toto. Ribadiamo che questa è l’ultima fase della nostra ricerca di base, che per la stragrande maggioranza degli esperimenti si avvale di modelli non animali. Per la sindrome di Rett la sperimentazione animale non serve nemmeno a testare una cura, ma a cercare di comprendere il perché ci si ammala: se non si conoscono le cause di questa malattia, è impossibile pensare a una cura.

5. La delusione di non sentirsi appoggiati. La ricerca non deve suscitare indignazione ma speranza. A conclusione di quanto detto sino a qui, ci sentiamo di chiedere a Busto, ai suoi cittadini e alla sua amministrazione comunale, di essere fieri di dare ospitalità alla ricerca universitaria. Lo stesso invito lo rivolgiamo a tutte le istituzioni, al ministro dell’Università e della ricerca Stefania Giannini, al ministro della Sanità Beatrice Lorenzin e al premier Matteo Renzi. A loro chiediamo di difendere la ricerca universitaria, di tutelare la salute dei cittadini e la dignità di chi, in questo paese, ancora decide di fare ricerca.

Isabella, Laura, Paolo, Marco, Gilda, Marilena, Marta, Anna


Per saperne di più: 

AIRETT: ASSOCIAZIONE ITALIANA RETT 

Che cos'è la Sindrome di Rett

La Pagina Facebook del  Laboratorio landsberger kilstrup

1 commento:

Anonimo ha detto...

Andate avanti che in molti credono in voi