lunedì 25 marzo 2013

L'OCEANO DI PLASTICA: COSA FARE? (parte 3 di 3)


Dopo aver introdotto l'argomento e approfondito le conseguenze negative dell'inquinamento da plastica sia sugli animali, sia sugli esseri umani C. Moore, nel suo testo L'oceano di plastica (ed. Feltrinelli), ci dà degli spunti sulle possibili soluzioni

Ripulire i mari è impossibile.

La quantità di plastica in esso presente (se non se ne aggiungesse altra) richiederebbe costi esorbitanti per la sua rimozione e un tempo incredibilmente lungo per effettuare questa operazione.
Il cuore del problema è il volume sempre crescente di prodotti di plastica e di imballaggi che si propaga in tutto il mondo.
Pensiamo che basti mettere la plastica nel suo bidone del riciclo, ma in realtà non tutta la plastica è riciclabile. La plastica comincia ad ammorbidirsi e sciogliersi a partire dai 30° C, non è così per vetro e alluminio che si sciolgono a temperature elevate e qualunque inquinante contengano viene vaporizzato. Per questo motivo la plastica va prima accuratamente lavata e quella riciclata non può più essere impiegata in ambito alimentare.
Moore ci ricorda che l’industria della plastica rappresenta l’80% dell’industria mondiale e che non possiamo aspettarci che la riduzione dell’inquinamento e la protezione della nostra salute parta da lei.
E' innegabile la sua utilità ed è impensabile farne a meno.

L'unica reale soluzione è diminuirne l'utilizzo.

Sulla base della definizione di Moore, anche noi dobbiamo diventare degli "attivisti a iniziativa individuale".
E’ compito dei consumatori innescare il cambiamento. E’ così che i movimenti per contenere il mostro di plastica si sviluppano, piccoli ma diffusi. Un esempio lo trovate in questo sito www.myplasticfreelife.com.
Moore ci propone un’economia a circolo chiuso, basato sulle 4 R: rifiuta, riduci, riutilizza e ricicla.
L’economia a circolo chiuso è l’economia locale, quella che chiamiamo "filiera corta". L’acquisto di beni del territorio ha il vantaggio di eliminare gli imballaggi e il consumo di petrolio. 

Pochi decenni fa non esisteva, ma come si faceva allora? Come si faceva già solo negli anni '70? 

Quando sono nata io (agosto 1976) i pannolini usa e getta non esistevano. Mia madre si ricorda ancora della fatica per far asciugare i miei ciripà nei giorni umidi e piovosi. 
Che dire? Mio figlio ha fatto la stessa esperienza. I suoi pannolini lavabili li ho acquistati un po' su un sito specializzato, un po' su ebay e un po' me li ha regalati l'Amiat (azienda della raccolta rifiuti torinese). Io mi son trovata benissimo.
Guardando l'imballo della pasta mi son chiesta come facessero quando non esisteva. Ovviamente ho reinterrogato mia madre. La facevate sempre fresca? No, mi ha risposto, la compravamo in negozio e la si metteva nella busta del pane e così facevamo anche con lo zucchero. Tutto nel sacchetto di carta.
E con i saponi? Per lavare si usava il sapone di marsiglia, la lisciva, la cenere, l'aceto, il limone.
Se leggo l'etichetta del detersivo per i panni io non leggo sapone di marsiglia e lisciva, ma un elenco di ingredienti dai nomi quasi impronunciabili. Per esempio sull'etichetta di quello che ho in casa c'è scritto: dal 5 al 15% tensioattivi anionici e non ionici, <5% sapone e fosfonato e per il profumo ( Linalool, Butylphenyl Methylpropional) e infine sbiancanti, enzimi e conservanti. Circa l'80% è sbiancante e conservante.

A questo punto non potevo che chiedermi: "come posso ridurre la plastica?" La risposta è stata: "con il fai da te".
Cercando in internet ho scoperto che è facilissimo. L'ingrediente base è il bicarbonato a cui aggiungere o succo di limone o aceto (mezzo chilo di bicarbonato costa 50 centesimi e 0,75 l di aceto circa 1 euro).
Oramai il bagno lo pulisco con aceto e bicarbonato e viene bello bianco, gli stessi ingredienti van bene anche per il gabinetto.
Il bucato lo faccio frullando il sapone di marsiglia e aggiungendoci bicarbonato come anticalcare.
Così invece che un flacone di plastica per il bucato, ora il mio rifiuto è una bustina di plastica che contiene il sapone di marsiglia (si veda la foto), ho così diminuito il peso e l'ingombro (da 175 gr del flacone a 2 gr della bustina).
Mi sono autocotruita una compostiera e metà dei rifiuti organici finiscono là dentro.
Ora sto meditando di fare anche il bagno schiuma e lo shampoo. Per esempio lo sapevate che la farina di ceci assorbe il grasso? Io la sto usando per sgrassare i capelli e le padelle.
Esistono diversi video su youtube e siti internet che ci possono aiutare nell'autopreparazione.
Ve ne cito alcuni:
http://www.ilmiosapone.it/Il_mio_sapone/Home.html
http://natural-mente-stefy.blogspot.it/
www.greenme.it

Esistono iniziative per guadagnare dai propri rifiuti.
http://www.ecopunto.eu/

L'acqua la prendo al Punto Smat, così uso sempre i due bottiglioni da 5 litri.
Ho fatto un veloce calcolo. Nella mia famiglia (composta da 3 persone non gran bevitrici) si cosumavano circa 420 bottiglie di acqua all'anno, circa 140 a testa. Se io moltiplico 140 bottiglie per i 900.000 abitanti di Torino fan 12.600.000 bottiglie di plastica risparmiate in un anno.

Non dico di stravolgere le proprie abitudini e rinunciare alle comodità, ma se anche solo riempiste ogni mattina la vostra bottiglietta d'acqua da mezzo litro invece di comprarla, risparmiereste soldi e circa 360 bottiglie l'anno.

La cosa che mi ha più sorpresa curiosando in questi siti è che gli ingredienti sono semplici da reperire e che la preparazione non è per nulla difficoltosa o lunga (per preparare il sapone per il bucato ci metto 5 minuti).
Io ci sto provando e da quando ci sto provando: scopro, sperimento e soprattutto mi diverto.

Ancora due parole sul libro, vale davvero la pena di leggerlo.
E' scritto bene, scivola via come una barca su un mare calmo e privo di plastica. e' scritto su più registri e questo lo rende adatto a chi non ha competenze scientifiche  e a chi mastica scienza da tempo.
E se vi venisse il dubbio che quella è una realtà limitata e non disperata come la descrive, potete sempre vedere il programma Indian ocean di Rai5 e vi toglierete il dubbio.

Come ci ricorda Moore “La seducente idea che più consumiamo e meglio stiamo ha fatto il suo corso”


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