lunedì 11 febbraio 2013

MALATTIE RARE: BORSE DI STUDIO PER LA RICERCA BIOMEDICA DA A.R.M.R.

Sei sono le borse di studio rivolte a laureati in discipline biomediche e tecnici di laboratorio diplomati e sei gli  assegni di ricerca (grant) di aggiornamento e formazione scientifica stanziati dalla Fondazione A.R.M.R Aiuti per la Ricerca sulle Malattie Rare a ricercatori che vogliano partecipare a progetti di ricerca sperimentali o clinici nel campo delle malattie rare.

L’ammontare delle borse di studio annuale è stabilito in 16 mila euro lordi con pagamenti mensili.


Sono ammessi al concorso candidati italiani o stranieri di età non superiore a 36 anni Laureati in biotecnologie, scienze biologiche, medicina, chimica, farmacia, chimica e tecnologia farmaceutica, informatica, ingegneria biomedica, discipline affini e Tecnici di laboratorio diplomati.

Per la partecipazione al concorso sono richiesti, come indispensabili, i seguenti requisiti:

- almeno un anno di esperienza nel campo della ricerca biomedica;
- almeno una pubblicazione scientifica su una rivista internazionale, specificandone l’Impact Factor;
- disponibilità a svolgere la propria attività di formazione e ricerca presso il Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò” dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Ranica (BG) e/o presso il Centro Anna Maria Astori, Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso, Bergamo

Le domande di partecipazione al concorso per borse di studio e grant, dovranno essere indirizzate alla Fondazione A.R.M.R., via Camozzi 3, 24020 Ranica (BG), entro le ore 13 di giovedì 12 settembre 2013.



LA FONDAZIONE A.R.M.R.

Le malattie rare oggi conosciute sono circa 5000 e rappresentano il 10% di tutte le patologie conosciute. 

Si tratta di malattie molto differenti tra loro, che colpiscono organi diversi e poiché ciò avviene in circa 5 soggetti ogni 10 mila, ognuna di esse non risulta statisticamente rilevante. Da ciò deriva che essere colpiti da una malattia rara costituisce un doppio problema, sia perché per tali malattie non esistono cure, sia perché la loro rarità ne condiziona una scarsa conoscenza da parte dei medici e, quindi, una inadeguata possibilità di diagnosi precoce.Il fatto che i pazienti siano poco numerosi e sparsi in aree geograficamente lontane rende difficile individuare, di volta in volta, il centro di riferimento che disponga degli strumenti diagnostici per un riconoscimento precoce, condizione indispensabile ad arrestare o a rallentare il decorso della malattia.Oltre a ciò, l’industria farmaceutica è restia ad intraprendere ricerche in questo campo, poiché non riuscirebbe ad ammortizzarne i costi, essendo troppo esiguo il numero dei malati fruitori dei farmaci realizzati. Questi ultimi, infatti, sono definiti “farmaci orfani” perché destinati ad un mercato di pochi pazienti. 

La soluzione: sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un aiuto concreto alla ricerca.

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