domenica 27 gennaio 2013

OLOCAUSTO: PERCHÈ VA INSEGNATO IN TUTTE LE SCUOLE?

Perché un bambino africano o un bambino cinese dovrebbero studiare l'Olocausto? Quale rilevanza può avere questo periodo in luoghi in cui non ci sia mai stato alcun legame storico con il genocidio del popolo ebraico?

La risposta è una sola: è sempre più accettato il fatto che l'Olocausto sia diventato un simbolo, un punto di riferimento universale che ci può vaccinare contro la violenza di massa. 

Si tratta di una grande sfida in materia di istruzione, in particolare in quelle regioni in cui il genocidio non ha avuto luogo. 

Il Professor Yehuda Bauer, una autorità mondiale sulla storia dell'Olocausto, afferma: "Se si vive in Africa Centrale, in Cina, nel Sud del Pacifico, o in Svizzera, si deve essere consapevoli del pericolo che presenta il genocidio. L'educazione sulla Shoah significa in ultima analisi, allontanare l'umanità il più lontano possibile da simili forme estreme di omicidio di massa".

Imparare a conoscere questa storia universale può coinvolgere gli studenti in una riflessione critica sul patrimonio comune dell'umanità, le radici del genocidio, e la necessità di educare alla pace e ai diritti umani per prevenire atrocità del genere in futuro.

Per celebrare la Giornata Internazionale della Memoria (27 gennaio 2013), l'UNESCO ha pubblicato una nuova brochure, "Perché insegnare l'Olocausto?", Che offre una panoramica di educazione sull'Olocausto. 

L'opuscolo spiega che l'Olocausto è stato un momento decisivo storico, che il genocidio non è inevitabile, che gli stati e i cittadini hanno la propria responsabilità, che il silenzio contribuisce all'oppressione umana, in cui pregiudizio e il razzismo pongono radici. 

Inoltre, l'opuscolo esplora le sfide e le opportunità per insegnare l'Olocausto e fornire strumenti didattici  anche su altri genocidi.


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