giovedì 12 gennaio 2012

COSA SUCCEDE AL TUO ACCOUNT SU FACEBOOK O TWITTER DOPO LA TUA MORTE?

(nell'immagine: messaggio che Facebook offre ai lettori che chiedono notizie di  Bruno Moretti Turri, astrofisico, attivo su Facebook e deceduto alcuni giorni fa).




Cosa succede dopo la nostra morte? 
Riformulo al domanda.
Cosa succede al nostro avatar, ai nostri account su Facebook, twitter ecc. dopo la nostra morte?

La soluzione se la sono già posta i "guru" dei social media.

Mi preme però riproporre un articolo che sottolineava già i preamboli di questa domanda,  da me pubblicato ormai diversi anni fa (era il 2004).

Non esisteva ancora Facebook, non si parlava di social network, non c'erano tutti questi problemi di identità. 

C'erano i blog, questi si.

Quello st#**zo egocentrico di Enzo Baldoni era forse uno dei primi pubblicitari ad usare un Macintosh  e "ha aperto un blog quando la maggior parte di noi iniziava a prendere ancora confidenza con la posta elettronica. E' stato per alcuni precursore dello User Generated Content" in Italia. Qui alcune sue foto.

Ah, a proposito... il suo ultimo Mac, l'ho acquistai io poco prima della sua partenza per l'Iraq.  Era veramente un gigante... ma gentile. Sono forse uno dei pochi italiani ad avere visto la sua testa staccata dal corpo pochi giorni dopo l'annuncio dei media della sua morte. Non meritava davvero quella fine.

Il suo blog bloghdad. è ancora attivo. E spero lo rimanga ancora per molto.


Bagdad - 27.08.2004

Avrei preferito non scrivere mai questo articolo. Incontrai Enzo Baldoni appena due anni fa, quando ancora non era da "prima pagina", onesto reporter rapito dagli integralisti in Iraq.

Ricordo molto bene il suo piglio deciso quando mi si presentò: sincero e convincente.
Entrambi avevamo almeno un interesse in comune identificabile dal celeberrimo marchio di una mela.

Lo conobbi presso l'agenzia di Milano da lui fondata insieme a Maurizio Dal Borgo "Le Balene colpiscono ancora". Sul sito internet si legge ancora una sua ironica biografia:
"Supera il quintale, è alto 1 metro e 86 e le sue cinture vanno dal 110 in su: Enzo Baldoni è certamente uno dei creativi più grossi d'Italia (forse d'Europa). Viene da esperienze molto formative: dopo aver fatto il muratore in Belgio, lo scaricatore alle Halles, il fotografo di nera a Sesto San Giovanni, il professore di ginnastica, l'interprete e il tecnico di laboratorio chimico, un incontro con Emanuele Pirella gli fa capire che fare il copy è meglio che lavorare".

Ho appreso da un ottimo editoriale di Igor Man che Baldoni diventò giornalista molto tardi, a cinquantanni, ma non era certo uno sprovveduto. Neppure quando, rapito dalle maglie della guerriglia Colombiana, riuscì, in sole 24 ore, a ribaltare la brutta situazione a proprio vantaggio, a ottenere una intervista col comandante Marcos e un salvacondotto che gli salvò la vita.

"Epperò - scriveva Man - il Nostro ha il brutto vizio di cacciarsi nei guai: ma per chi sa spendersi per quella sublime astrazione chiamata libertà di stampa, i guai sono da mettere nel conto. Sono il prezzo da pagare al più affascinante e nobile mestiere del mondo: quello del reporter". Ma è sempre lui il creativo che amiamo ricordare anche per gli spot di un noto rasoio, in grado di "fare la barba a un palloncino" senza farlo scoppiare, o delle rondini dell'acqua San Benedetto, alcune delle sue più note creazioni. Lui, che da luglio aveva inaugurato un suo blog: bloghdad.splinder.com.

Proprio lui, che Oreste del Buono definì un "provocatore onesto" e che quando era a Milano guidava l'ambulanza della Cri, così,"per dare una mano a chi soffre". Non potevamo esimerci dal segnalare questo genio creativo dall'animo nobile: e non solo perché sentiamo Baldoni come "uno di noi", un uomo che ha fatto per anni il nostro stesso mestiere, un uomo libero, un free lance e un uomo di pace.

Forse è stato un caso conoscerlo... ma neppure lui credeva tanto alle coincidenze: "Come sempre - diceva - quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi" - e, poi, con il suo solito umorismo - "Da un po' di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: 'Baghdad! Baghdad! Baghdad!'. Ho dovuto cedere".

Forse è stato un caso conoscerlo... ma secondo la teoria dei sei gradi sono al massimo sei le persone che ti separano da ogni altra persona nel mondo. Tu conosci qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcuno che conosce Bill Clinton. E così che con la globalizzazione (brutto termine con cui si descrive il mondo intero come un unico sistema economico integrato) ognuno di noi non può dirsi veramente estraneo a quanto accade in Iraq.


1 commenti:

Anonimo ha detto...

Difficilmente il suo blog sopravviverà visto che Splinder, la piattaforma su cui è ospitato, chiude a fine gennaio. Se vi interessa, dovreste farne una copia.