domenica 16 novembre 2008

IL FUOCO DEL RADIO: QUANDO LE DONNE RACCONTANO LA SCIENZA

Insolita quanto splendida la serata di ieri a Chieri, in provincia di Torino, perché abbiamo assistito a un evento assolutamente unico e imperdibile.

Intanto c'è stato l'incontro con una torinese, Maria Rosa Menzio, che sfata il pregiudizio che vuole le donne incompatibili con la matematica.

Dopo la laurea in matematica, ha sviluppato per il CNR, assieme al professor Tulczjew, il teorema di geometria simplettica che porta i loro nomi (teorema di Menzio-Tulczjew). In seguito si è perfezionata in Filosofia della Scienza, prima di diventare regista e autrice teatrale. Tiene corsi di scrittura drammaturgica e scienza e mette in scena le storie di Ipazia, Cardano, Fibonacci, Tartaglia…

[www.teatroescienza.it]

Si parla qui di scienziate spesso dimenticate, sulle cui opere si vuole fare luce, al punto che i loro nomi dicono poco o nulla ai più. Le donne scienziato sono qui protagoniste della rassegna Donna e Scienza, giunta alla seconda edizione, in programma sui colli che circondano Torino, nei comuni di Pino Torinese, Chieri e Pecetto.


Ieri ha presentato lo spettacolo scritto da Luisa Crismani e Simona Cerrato con la regia di Irene Ros che mette in scena i dialoghi di Madame Curie con la figlia Irene.
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Foto: Marika Tesser (Marie Curie)

La rassegna presenta una carrellata di donne che dalla preistoria della scienza arrivano fino ai giorni nostri, per proseguire con altre scienziate più note (Ipazia, la prima martire pagana, o Marie Curie) e altre meno note (Maria Gaetana Agnesi, Juana Ines de la Cruz) e terminare con uno spettacolo che fa ancora dei frattali il ritornello di un’intera esistenza.

Insolita rassegna a partire proprio dalla locandina, che mostra un volto di donna ma che in realtà è lo studio di un frattale, argomento ben noto ai matematici.

Nello spettacolo di ieri "Il fuoco del Radio", la scienziata Marie Curie viene evocata dalla figlia Irene, che asseconda con affetto il suo delirante dialogo con una vecchia radio. Sono riportati stralci di un’intervista che ripercorre i passaggi cruciali della sua vita e del suo lavoro:
“Nella scienza, come nell'arte credo, il proprio lavoro è di per sé un premio. Che aiuta a continuare... a rimanere dentro il proprio sogno... E’ la sola cosa che mi importi"

Consumata da una vita di privazioni, la madre confonde lo spazio quotidiano di una cucina col vecchio laboratorio in cui ha svolto i primi esperimenti, a testimonianza di come la vita professionale sia sempre stata per lei più intima di quella privata.


Foto: Marika Tesser (Marie Curie) e Briana Zaki (Irene Curie)

Perno dello spettacolo è l’aspetto umano della scienziata, il suo sforzo di abbattere i pregiudizi sull’attività di una donna in un ambiente che all’epoca era prevalentemente maschile.

Marie Curie morì il 4 luglio del 1934 di anemia perniciosa in conseguenza della lunga esposizione alle sostanze radioattive. Dunque non vedrà mai l'applicazione infausta fatta dall'uomo degli studi sulla radioattività durante il secondo conflitto mondiale.
Ma dall'opera traspare tutto il dramma e l'inclinazione di donna di mettere la scienza al servizio dell'umanità e non della sua distruzione.

I coniugi Curie, infatti, che avrebbero potuto guadagnare molto dalle scoperte, non le brevettarono volontariamente preferendo lasciarle libere affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico:
"Lo hanno fatto anche altri scienziati"
... ci ricorda perentoriamente Marie, sminuendo provocatoriamente il valore del suo gesto, con atteggiamento tipico di altre donne scienziato, poco desiderose a rincorrere i fasti e gli onori dei riconoscimenti ufficiali, tipici degli uomini.

Marie e Pierre donarono all'umanità i risultati della loro ricerca, senza pretendere mai nulla in cambio. Durante la Prima Guerra mondiale, inoltre, Marie Curie si è prodigata in molti modi per alleviare il dramma dei combattenti.
Recatasi al fronte con la figlia Irène per assistere i feriti, fu sua l'idea del famose Petit Curie, le prime automobili attrezzate con apparecchiature a raggi X per soccorrere i numerosi feriti da schegge di granate e bombe.

Nella sua pubblicazione del luglio 1898, che appare contemporaneamente in Francia nel bollettino dell'Accademia delle Scienze e in Polonia sulla rivista "Swiatlo", annuncia la sua ipotesi "Crediamo che la sostanza che abbiamo tratto dalla pechblenda contenga un metallo non ancora segnalato, vicino al bismuto per le sue proprietà analitiche. Se l'esistenza di questo metallo verrà confermata, noi proponiamo di chiamarlo polonio, dal nome del paese di uno di noi." Molto presto si accorge con il marito che nella pechblenda c'è un'altra sostanza sconosciuta, ancora più radioattiva del polonio. Lo battezzano radio.
La scoperta viene annunciata il 26 dicembre 1898 all'Accademia delle Scienze a Parigi e, nel 1902, riceve il premio Nobel per la Fisica con Becquerel. Dopo la tragica morte del marito avvenuta nel 1906, Marie Curie continua a lavorare nel suo laboratorio, viene chiamata alla cattedra alla Sorbonne (la stessa che fu del marito) e riesce a isolare il polonio puro e il radio puro.
Per questo successo, nel 1911, viene insignita con il premio Nobel per la Chimica.

La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anch'essa un premio Nobel per la chimica nel 1935 insieme al marito, il fisico Frédéric Joliot grazie alle potenzialità del laboratorio allestito dalla madre, che vantava allora la più alta concentrazione di Polonio del mondo.

Non ultima
, si fa cenno anche a Lise Meitner, fisico donna che si vide scippata del Premio Nobel, nonostante ne fosse nominata tre volte, per la spiegazione teorica della fissione nucleare. Il premio sarà assegnato solo ad Otto Hahn, premiato nel 1944.
Uno dei tanti Nobel negati alle donne di scienza.

Foto: (da sin.) Briana Zaki (Irene Curie) e Marika Tesser (Marie Curie).

Il fuoco del radio. Dialoghi con Madame Curie
di Simona Cerrato e Luisa Crismani, con la regia di Irene Ros
Con Marika Tesser e Briana Zaki
e con la collaborazione di Marco Mattiuzzo (voce registrata)

Presenta: Maria Rosa Menzio
Link: www.teatroescienza.it

La pagina di Ursa Maior Teatro
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1 commenti:

Irene Ros ha detto...

La ringrazio per l'articolo e sono lieta che lo spettacolo le sia piaciuto. Alla prossima!